Confine Italia-Francia, gravi violazioni dei diritti umani
Iniziative a Briançon per denunciare le politiche di chiusura che mettono in pericolo le persone migranti
Come ogni anno, associazioni, collettivi e singoli cittadini di Briançon rispondono all’appello per la Commemorazione dei Morti alle Frontiere per rendere omaggio alle persone scomparse e denunciare le politiche responsabili di queste tragedie.
Il 5, 6, 7 e 8 febbraio. Il territorio della cittadina alpina francese si unisce a decine di mobilitazioni che si svolgono in oltre 50 località in Europa, Africa e Medio Oriente:
All’alta frontiera franco-italiana, tra la Val di Susa e il territorio di Briançon, i diritti umani fondamentali continuano a essere violati quotidianamente, a cominciare dal diritto di chiedere asilo nel Paese di propria scelta. In totale violazione del diritto europeo e internazionale, la Francia ripristina regolarmente i controlli alle frontiere da oltre un decennio. L’apparato di sicurezza in atto (respingimenti arbitrari, negazione dei diritti, inseguimento degli esiliati in montagna, detenzione e umiliazioni) costringe le persone migranti, private del loro diritto alla libertà di movimento, a percorrere sentieri di montagna sempre più pericolosi.
In questo gennaio 2026 appena concluso, le organizzazioni umanitarie che operano in maniera incessante su questi monti di confine hanno documentato gravi violazioni dei diritti umani contro famiglie, bambini e individui vulnerabili, detenuti in condizioni disumane al valico del Monginevro per giorni interi. «Mentre chiedevano asilo in Francia, molte persone sono state respinte in Italia. Una donna e i suoi tre figli, uno dei quali disabile, sono stati respinti cinque volte senza accesso all’assistenza sanitaria. Dopo tre respingimenti e 36 ore di detenzione presso la stazione di polizia di frontiera di Monginevro, un padre e suo figlio, di appena 10 anni, sono finalmente riusciti ad attraversare la montagna a piedi, nella neve alta fino alle ginocchia, per otto ore» sono alcuni dei racconti degli attivisti.
«Tutte queste situazioni hanno una cosa in comune: si verificano in un palese disprezzo dei diritti – recita un comunicato delle associazioni umanitarie -. Le domande di asilo vengono ignorate, i servizi di traduzione sono limitati, impedendo l’accesso ai diritti e la valutazione delle vulnerabilità, le procedure di assistenza medica sono poco chiare e l’interesse superiore del minore non viene rispettato. Il ricorso ripetuto alla detenzione, il comportamento umiliante delle forze dell’ordine, il freddo delle strutture di detenzione e i molteplici atti di violenza subiti causano traumi significativi. Tentare di dissuadere le persone e negare i loro diritti non fa che spingerle a correre rischi sempre maggiori nei loro tentativi di attraversare il confine, anche imboccando percorsi pericolosi in condizioni invernali estreme».
La militarizzazione della frontiera e queste pratiche illegali sono la causa principale dei pericoli a cui vanno incontro le persone in esilio e degli incidenti che ne conseguono. «Non sono le montagne a uccidere, ma il disprezzo dei diritti. Ribadiamo che ogni persona ha il diritto di entrare nel territorio francese in base al principio di asilo e che la libertà di circolazione è un diritto fondamentale sancito dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» recita ancora il testo.
Dal 2018, 11 persone sono morte e altre 5 sono scomparse al valico di frontiera franco-italiano. Per non dimenticare Blessing Matthew, Mamadi Condé, Mohammed Fofana, Tamimou Derman, Mohammed Ali Bouhamdi, Fath Allah Belafhay, Ullah Rezwan Sheyzad, Moussa Sidibé, Mohammed Khalil, Mahadi Yusef, Mohamed Alrubaye, Alpha Diallo, Douala Gakou, Mohamed Mahayedin, Djibril Bayo e Wael Chtiti, e per chiedere giustizia e riparazioni, si svolgeranno varie mobilitazioni il 5, 6 e 7 febbraio.