La Buona novella. Il museo come spazio di riconoscimento reciproco

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie 

 

A Colle di Val d’Elsa (Siena) sta accadendo qualcosa che vale la pena raccontare: alcuni ragazzi e ragazze seguiti dal Centro di salute mentale sono diventati guide dei musei civici della città. Non ospiti occasionali, non presenze simboliche, ma protagonisti di un progetto che intreccia cultura, formazione e partecipazione.

Dopo un percorso di preparazione, queste nuove guide accolgono i visitatori e raccontano le collezioni dei musei cittadini, condividendo storia e patrimonio con competenza e responsabilità. I musei, così, non sono solo luoghi da visitare ma diventano spazi da abitare.

 

L’idea che sta alla base del progetto è chiara: la cultura può essere uno strumento di benessere e di cittadinanza. Offrire un ruolo riconosciuto, visibile e utile significa rafforzare l’autonomia, la fiducia in sé e il senso di appartenenza di persone con disagio mentale, che in genere rimangono ai margini o sono rese invisibili. Il progetto non vuole “includere” in modo assistenziale, ma ha l’ambizione di costruire una comunità più ampia, dove ogni persona ha qualcosa da offrire.

Questa esperienza ribalta lo sguardo sulla fragilità, che non è un limite da nascondere, ma una condizione umana che, se accompagnata, può diventare risorsa.

 

In un tempo in cui la salute mentale rimane spesso ai margini del discorso pubblico, la buona notizia che arriva da Colle di Val d’Elsa ci ricorda che l’inclusione non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. Il museo diventa uno spazio non solo di conservazione del passato, ma di costruzione di relazioni che vivono nel presente dove gli sguardi cambiano e i ruoli si ribaltano, perché, come spesso accade anche nei racconti evangelici, ciò che era ai margini viene riportato al centro per essere riconosciuto per quello che è: creatura amata, capace di dono per tutti e tutte.