Parlarsi fra  generazioni

Le responsabilità degli adulti di fronte alla violenza giovanile di oggi. Serve dialogo e ascolto

 

C’è una scena di Stranger Things, una serie molto seguita dagli adolescenti, che mi torna spesso alla mente in questi giorni. Billy, ragazzo diciassettenne, bello e dannato, sta per uccidere El, tredicenne dagli inediti poteri mentali. Billy è pure posseduto da un mostro che viene da un’altra dimensione: vuole annientare ogni cosa. Ad un certo punto, mentre El sta soccombendo, guarda negli occhi Billy e vede la sua vita, l’infanzia, il desiderio di essere amato, la mamma allontanata, le percosse, la violenza adulta e gli dice: ti voleva bene, sei stato amato, eri felice. Billy piange. Mentre la morsa mortale del mostro sta per scagliarsi su El, Billy si mette in mezzo e viene ucciso dal “Mind Flayer”, salvando così El.

 

Interpretare l’accoltellamento di un ragazzo da parte di un suo coetaneo, quello avvenuto nei giorni scorsi in un liceo di La Spezia, con criteri legati alla sua provenienza, gli stranieri, alla gelosia, alla violenza giovanile, non rende conto di una complessità dove come adulti si è chiamati a stare. La soluzione non è un varco blindato, sicurezza armata, divieti e telecamere, per quanto l’escalation delle misure di sicurezza potrebbe dare un’illusoria rassicurazione.

 

Barbara Tamborini, psicopedagogista, che lavora molto nelle scuole, sottolinea l’importanza della cultura in cui gli adolescenti oggi crescono. Gli adolescenti sono immaturi, per definizione. Questa realtà, che accomuna le giovani generazioni di tutti i tempi, è nutrita, in questo periodo storico, da un’esposizione fin dalla primissima infanzia, a contenuti digitali che stimolano non la riflessione, ma le reazioni impulsive, che non tollerano frustrazioni; un’iperstimolazione che impedisce di fatto una crescita fisiologica del cervello adolescente. Si tratta dunque di questioni educative legate alla responsabilità degli adulti. Troppi adulti sono loro stessi in balia di questo cervello solo reattivo, dando esempi di violenza verbale e fisica laddove dovrebbero educare.

 

L’educazione all’affettività, alla sessualità può valere più di mille Metal detector. C’è una storia dietro i gesti degli adolescenti. È necessario acquisire strumenti per dare parola agli stati d’animo, educare alla gestione delle emozioni, allo stare nei conflitti come occasioni di conoscenza reciproca e crescita.

 

In un mondo che cambia molto velocemente, imprevedibile, in cui l’arricchimento, la concorrenza sfrenata, la paura concreta per il futuro, se non sei bianco e proveniente da una famiglia ricca, sembrano dettare legge, viene meno la speranza concreta di “farcela”. È anche, e soprattutto una questione politica. E, dunque, ancora una volta, adulta.

 

Le chiese, le comunità, oggi, sono uno dei pochissimi spazi in cui generazioni diverse possono parlarsi. Oltre la scuola, c’è forse il supermercato! E le Scritture aiutano a vedere le generazioni diverse, ad ascoltare. Il vangelo di Luca, al capitolo 3 presenta un Gesù dodicenne, misterioso, che è rimasto a Gerusalemme, senza dire niente ai suoi genitori che sono tornati a Nazareth. Alieno, come tutti gli adolescenti, risponde con noncuranza all’apprensione della madre, eppure, il testo lo descrive sapiente, che parla di Scrittura nel tempio con gli adulti. Occorre il coraggio di vedere negli occhi degli adolescenti quella novità di vita di cui sono portatori, quelle domande di riconoscimento, ascolto, comprensione, che possono davvero interrogare il modo di vivere adulto, far cambiare strada, convertire.

 

 

La rubrica «Finestra aperta» a cura di Cristina  Arcidiacono è andata in onda domenica 25 gennaio durante il «Culto evangelico», trasmissione (e rubrica del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per il podcast e il riascolto online ci si può collegare al sito www.raiplayradio.it