La democrazia da fare. 10 anni senza Giulio

La nuova rubrica di Riforma ispirata a una frase di Piero Gobetti

Con l’anno nuovo proseguono i mercoledì riservati alle rubriche di Riforma. 3 su 4 sono rimaste le stesse del 2025, anno del loro esordio: Giovanna Vernarecci ci parla di arte, Giorgio Guelmani di Storia, Federica Tourn di femminismi. Da oggi il quarto spazio sarà occupato da Giuseppe Giulietti, giornalista, già presidente della Federazione nazionale della stampa italiana e oggi portavoce nazionale dell’associazione “Articolo 21..”. Prende il posto del dj e scrittore Diego Passoni che per un anno ci ha fatto riflettere, sorridere e imparare tante cose nuove con la sua rubrica musicale. A lui va il grande grazie di Riforma. A Giulietti gli auguri di una proficua collaborazione sul tema della “Democrazia da fare”.

 

Sono passati dieci anni dal sequestro e dall’assassinio di Giulio Regeni al Cairo. Dopo dieci anni, sono migliaia e migliaia le persone – oggi amiche – che ogni giorno lo ricordano con una spilla gialla, un braccialetto, una panchina a lui dedicata, un’aula universitaria, un giardino. Non solo per ricordare, ma anche, come dicono i suoi genitori: «per testimoniare un impegno di lotta anche per tutte “le Giulio” e tutti “i Giulio” del mondo», spesso oscurati e consegnati alla spietatezza dei loro boia.

 

E tra queste amiche e amici c’è anche Riforma – Eco delle valli valdesi.

 

Quello che viene chiamato il popolo giallo e che anima il sito “Giulio siamo noi”, ha coltivato, con rispetto e immensa passione civile, non solo la sua memoria, ma anche la ferma determinazione a pretendere verità e giustizia.

 

Non hanno mai perso un appuntamento con le udienze, anzi se quel processo è in svolgimento lo si deve a chi, a cominciare dai suoi genitori Paola e Claudio e dall’avvocata Alessandra ballerini, non si è mai arreso.

 

Ora il processo è sospeso perché la Corte Costituzionale deve pronunciarsi su alcune eccezioni presentate dalla difesa degli imputati, tutte persone vicine al dittatore Al Sisi. Subito dopo la pronuncia della Corte, il processo riprenderà e, si spera presto, arriverà la sentenza.

 

A quel punto, se ci saranno condanne, sarà interessante vedere come il governo italiano, in buoni rapporti commerciali con quel regime, come gli altri che in questi dieci anni si sono susseguiti, riuscirà a ottenere l’estradizione e a dare un significato concreto a quello slogan “prima gli italiani” che non ha mai funzionato per Giulio Regeni, e neppure per Mario Paciolla, ucciso in Colombia e neanche per Andrea Rocchelli, assassinato nel Donbass da piombo ucraino.

 

Comunque, sino alla fine, ancora e sempre «verità e giustizia per Giulio Regeni».