Giorgio Spini, maestro di storia e di vita

La fede evangelica, il mestiere di storico e l’impegno civile rievocati a Firenze a 20 anni dalla morte

«Un grande maestro, nella storia e nella vita». Il ricordo di Giorgio Spini – a 20 anni dalla scomparsa – ha richiamato un folto pubblico alla Fondazione Circolo Rosselli a Firenze, in un convegno a lui dedicato il 14 gennaio alla presenza dei figli Valdo (che è anche presidente della Fondazione), Daniele e Debora. Nato nel 1916, combattente della guerra di Liberazione, esponente del Partito d’Azione e poi del Psi, Spini, nato metodista, è stato membro della Tavola valdese dopo il Patto di Unione. Insegnò nelle Università di Messina e di Firenze, ma anche a Harvard e in altre università Usa. È noto per i suoi studi sulla Riforma protestante e sulla libertà religiosa. Autore anche di fortunati libri di testo. Tra le sue opere più conosciute, la Storia dell’età moderna in tre volumi. «Il percorso di Giorgio Spini ha lasciato qualcosa nel profondo – ha dichiarato Valdo Spini –; dimostra che anche da posizioni di piccola minoranza si può esercitare un’influenza importante nella cultura e nella coscienza di un paese come l’Italia».

Sandro Rogari, già ordinario di storia contemporanea all’Università di Firenze, ha detto: «Per me era un maestro, in via Laura condividevo gli uffici con Giorgio – ha ricordato a proposito del periodo accademico –. Le occasioni di scambio di idee erano frequenti. Per me lui era un gigante, aveva un’autorevolezza e un’autorità non comparabile». Nel ricordarlo Rogari ha parlato del suo libro Le origini del socialismo [Einaudi, 1992] che avrebbe meritato più fortuna. La storiografia di Giorgio – ha concluso – è originale e rientra nel contesto di una storiografia etico-politica.

Gian Paolo Romagnani, ordinario di Storia moderna all’Università di Verona e presidente della Società di studi valdesi, ha descritto Spini come «uno dei grandi storici della metà del Novecento. Per me uno dei suoi capolavori è stato Risorgimento e protestanti [Ed. scientifiche italiane, 1956; II ed. Il Saggiatore, 1989, poi Claudiana, 1998], che compone la vicenda dei protestanti e del Risorgimento fuori da un’ottica nazionalista. Quel libro resta uno dei testi fondamentali, così come centinaia di altri lavori che ha fatto, sul mondo americano, sulla Toscana del ’500 e ’600». Nel mondo di oggi, ha concluso Romagnani, «forse farebbe fatica a riorientarsi. È un uomo cresciuto in una realtà dove i grandi schieramenti politici erano chiari». Marcello Verga, ordinario emerito di Storia moderna all’Università di Firenze, ha parlato dei suoi studi di americanistica e ha sottolineato «l’intreccio stretto di fede religiosa, passione civile e la voglia di studiare alcuni momenti centrali delle origini della modernità». Le basi della modernità per Spini stavano anche nella Riforma protestante. Spini anche oggi avrebbe ribadito la sua fede, i suoi principi etici, i suoi interessi di storico, con molta chiarezza».

Secondo Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese e metodista, quella di Giorgio Spini «è una figura estremamente preziosa per le nostre chiese e per il fatto di aver saputo inserire all’interno della cultura di un Paese che per tanto tempo ha ritenuto il protestantesimo qualcosa di estraneo, l’esistenza, l’importanza e il ruolo del protestantesimo come parte della storia del nostro Paese e di una storia di conquista e libertà. Spini ha avuto un peso notevole perché è uno storico che, forse per la prima volta, ha saputo dare anche uno spazio ai vinti e agli invisibili». «La funzione di Spini – ha osservato Ilaria Valenzi dell’Università La Sapienza di Roma – è stata quella di individuare nella libertà religiosa un diritto costituzionalmente tutelato che necessitava e, direi, necessita ancora di trovare una piena attuazione nel nostro Paese. La sua grande intuizione è stata quella di collegare all’esperienza risorgimentale l’evoluzione poi costituzionale di un diritto di libertà».Nella parte finale della manifestazione è intervenuto anche il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ha rievocato i primi incontri tra lui ventenne e Giorgio Spini con le sue affascinanti conversazioni di storia, sottolineando il suo contributo alla cultura toscana e italiana. Una bibliografia completa delle opere di Giorgio Spini, curata dal figlio Daniele, è sul sito www.rosselli.org