Trasformare le esperienze di liberazione in lode a Dio

Un giorno una parola – commento a Salmo 34, 7

 

L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera

Salmo 34, 7

 

Un angelo del Signore, nella notte, aprì le porte della prigione e, condottili fuori, disse: «Andate, presentatevi nel tempio e annunciate al popolo tutte le parole di questa vita»

Atti degli apostoli 5, 19-20

 

È ormai diventato un motivo ricorrente, davanti alle tragedie della vita umana, chiedersi dove era Dio. Domanda molto seria, invocazione accorata del fedele, che però può diventare un luogo comune che evita ricerca e risposta. L’inizio del Salmo 34 pone la domanda sottotraccia e fa emergere il percorso del fedele: gridare a Dio, cercarlo, attendere la risposta, confessare la propria fede. Un percorso tra esperienza umana e trascendenza di Dio.

 

Il Salmo parla di situazioni senza uscita o di difficile uscita: le angustie del povero, l’assedio di un esercito, la povertà causata dalla carestia. Per ognuna di queste situazioni la ricerca di Dio offre una immagine di Dio: salvatore, liberatore, provvidenza. Dove è Dio se il popolo è assediato da un esercito? È accampato in mezzo all’assedio per liberarlo. Condivide la condizione del popolo e gli apre una breccia. 

 

Può infastidirci l’immagine bellica ma era esperienza concreta dei destinatari dei salmi, come la prigionia e le catene per i primi cristiani. In queste situazioni scoprire che Dio salva, libera e provvede nell’ambito di una relazione fedele, serve sicuramente come un incoraggiamento. L’accento è però posto, nel salmo, sullo spostamento dello sguardo. Dio guarda in basso e agisce con efficacia, gli esseri umani invece sono chiamati a guardare in alto, a trasformare le esperienze di liberazione in lode a Dio; a fidarsi della testimonianza dei liberati per riconsiderare la propria posizione davanti alle avversità. Amen.