Valdo e Francesco: l’eretico e il santo

Il libro di Francesca Tasca pubblicato dall’editrice Claudiana fa il punto su analogie e differenze fra i due personaggi

 

È una domanda cruciale quella che accompagna l’autrice del volume, fresco di stampa, nella sua accurata e coinvolgente indagine*. Ecco il quesito: perché Valdo è stato condannato come eretico, mentre Francesco è diventato un santo? Storicamente le due esperienze cristiane distano tra loro una trentina d’anni. Prima quella di Valdo, poi quella di Francesco. Apparentemente simili. In realtà, analizzando le fonti, le due esperienze religiose si rivelano diverse sia nelle motivazioni iniziali sia negli sviluppi successivi. Quello che appassiona il lettore, nel nuovo testo della storica Francesca Tasca, è l’analisi attenta di questa incongruente convergenza.

 

Da un lato c’è la proposta del civis Valdo, tesa a svolgere un’azione dinamica di matrice apostolica, e dall’altro la kenosis (termine neotestamentario utilizzato da Paolo, per esempio in Filippesi 2,6 riferito a Cristo che «spogliò sé stesso, prendendo forma di servo…») ovvero l’annullamento di sé. Un concetto che il cristianesimo antico ha collegato alla descrizione messianica del Servo del Signore (Ebed Yhwe in Isaia 53, 12: «… ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori»). Si fronteggiano dunque concetti diversi: la praxis della predicazione dell’evangelo modellata sul calco apostolico e la kenosis, ovvero lo svuotamento e la piena sottomissione alla condizione umana di sofferenza.

 

Proseguendo nell’indagine si scopre come la proposta del laico Valdo avesse un notevole potenziale destabilizzante rispetto all’ordine costituito e allo status quo. Soprattutto infrangere la rigida differenziazione medievale tra clero e laicato era assai rischioso. In pochi anni, a Lione, Valdo raduna uomini e donne attorno a una predicazione libera e indica un modo nuovo di vivere il Vangelo. È un’esperienza dirompente: persone comuni, laiche di entrambi i sessi, senza gerarchie né ordini, che possiedono e predicano la Bibbia, rinnovando l’annuncio apostolico in totale povertà. Sottrarre le Sacre Scritture al monopolio del clero significava mettere in discussione l’autorità ecclesiastica. L’accesso diretto al testo biblico, tradotto in lingua volgare, predicato da laici, viene bollato come abuso e represso.

 

Trascorrono almeno otto anni dalla conversione di Valdo (1174) alla sua cacciata dalla città ad opera del vescovo Bellemani (1182). Un paio di anni dopo (1184) arriverà anche la condanna pontificia (Ad abolendam). Oggi chi cercasse a Lione la memoria di Valdo, espulso dalla sua città, non troverà che poche tracce. La damnatio memoriae nei suoi confronti ha funzionato egregiamente. Ma l’intuizione apostolica che Valdo visse continuerà per secoli in una dispersione europea a carattere clandestino che tesserà i fili di una rete rintracciabile soprattutto nei verbali dei processi inquisitoriali.

 

Se Lione dimentica Valdo, Assisi diviene sempre più meta di pellegrinaggi alla tomba di colui che verrà canonizzato dal papa come santo, solo due anni dopo la morte. Francesco ad Assisi era, come Valdo, figlio di una condizione agiata. Il padre, legato ai mercati francesi, commerciava in stoffe. Il giovane e brillante Francesco partecipò alla battaglia contro Perugia, venne fatto prigioniero, una volta libero abbandonò la dimensione del miles per entrare in un nuovo cammino spirituale di carattere penitenziale. Visse la sua conversione intorno ai luoghi natii, in particolare alla Porziuncola: chiesetta del IV secolo allora in rovina che verrà riparata dallo stesso Francesco e che diverrà, negli anni, luogo simbolo. Lì l’Assisiate sceglierà di morire (ma sarà sepolto all’interno delle mura di Assisi, dove verrà eretta una basilica splendidamente affrescata da Giotto, Cimabue, Cavallini…). Secoli dopo, nel 1939, in pieno fascismo, Francesco verrà proclamato patrono d’Italia e la Basilica a lui dedicata diverrà Santuario nazionale.

 

Mentre su Valdo le fonti storiche sono poche e in genere di parte avversa, per Francesco abbondano: abbiamo i suoi stessi scritti e tra le agiografie di grande importanza è la Vita Prima, commissionata da papa Gregorio IX e scritta da frate Tommaso da Celano. Negli scritti francescani e nelle testimonianze su di lui affiora chiaramente il tema della totale obbedienza alla gerarchia, all’istituzione ecclesiale. L’obbedienza incondizionata è una differenza decisiva di Francesco rispetto a Valdo. Ma non è l’unica. Tasca offre altri interessanti approfondimenti: le donne, la predicazione, la povertà, l’eresia. In questo nuovo anno, ottavo centenario della morte di Francesco di Assisi, il 4 ottobre torna a essere festa civile nazionale. Perché non coglierla come occasione ecumenica preziosa per meglio comprendere, storicamente, pluralità e diversità dei percorsi di fede nell’unico Cristo? In questo possibile confronto segnalo l’indagine di Tasca come strumento idoneo e storiograficamente aggiornato.

 

 

* F. Tasca, Valdo di Lione e Francesco d’Assisi, due esperienze cristiane. Torino, Claudiana, 2025, pp.172, euro14,80.

 

 

Illustrazione generata con IA/ChatGPT