Essere parte del gregge di Cristo
Un giorno una parola – commento a Giovanni 10, 28
Egli starà là e pascolerà il suo gregge con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore
Michea 5, 3
Io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano
Giovanni 10, 28
L’immagine del pastore attraversa tutta la Bibbia come segno della cura di Dio per il suo popolo. Il profeta Michea annuncia un pastore che guiderà il gregge con la forza del Signore, non per dominare, ma per proteggere e donare sicurezza. In Gesù Cristo questa promessa trova il suo compimento. Egli è il buon Pastore, che ama i suoi fino a dare la vita per loro.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù ci rivolge parole di straordinaria bellezza. «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco, ed esse mi seguono». In esse è racchiuso il cuore della nostra relazione con Lui, un legame fatto di ascolto, fiducia e amore. Per Gesù nessuno è un volto tra tanti, nessuno è dimenticato o lasciato solo.
Quando aggiunge «Nessuno le rapirà dalla mia mano», ci consegna una promessa che riempie il cuore di speranza. Non ci dice che la vita sarà priva di difficoltà o che saremo risparmiati dalle prove, ma ci assicura che, anche nei momenti più bui, il suo amore non verrà mai meno.
Essere parte del gregge di Cristo, però, non significa soltanto sentirsi protetti, ma imparare a riconoscere la sua voce in mezzo alle tante che ogni giorno cercano di attirare la nostra attenzione e orientare le nostre scelte. Significa passare dall’ascolto alla vita, trasformando la fede in gesti concreti di amore e vicinanza verso chi è in difficoltà, soffre, vive nella solitudine o si sente dimenticato.
Signore, anche quando il cammino si fa difficile e la paura attraversa il nostro cuore, aiutaci a riconoscere la tua voce e a seguire le tue vie. Donaci la certezza di essere sempre custoditi nelle tue mani e che il tuo amore non ci abbandona mai. Amen.
Affresco del buon pastore nelle catacombe di Priscilla, a Roma (wikipedia)