Un piccolo gioiello sulle montagne della val Chisone: Usseaux
Una fotografia del borgo che possiede alcune specificità che lo rendono unico
È in distribuzione in tutto il territorio del pinerolese nell’area sud della provincia di Torino (lo trovate in centinaia di luoghi pubblici, dalle biblioteche ai negozi) il numero di novembre del mensile free press L’Eco delle valli valdesi che potete leggere integralmente anche dal nostro sito, dalla home page di di www.riforma.it. Il numero contiene un dossier dedicato al Comune di Usseaux. Buona lettura.
«Usseaux nel cuore» è la lista civica che l’ha portata nel giugno 2024 a diventare la prima sindaca, ma è anche la sintesi del sentimento che anima Cristina Cappelletti, torinese di origine, arrivata qui un po’ per caso da turista, anni fa, e già impegnata nell’amministrazione come assessora (2009-2014) e in minoranza (2019-2024). La “squadra” che amministra questo piccolo Comune della val Chisone è quasi tutta al femminile e “del posto”, aspetto non scontato, su cui punta molto.
Le difficoltà infatti, ci spiega, «non sono tanto economiche (abbiamo delle buone entrate e le amministrazioni hanno sempre avuto una gestione “sana”), ma burocratiche, nel reperire il personale». Un intento è dare il più possibile lavoro agli abitanti del posto, un valore aggiunto anche nel mantenere vivo il paese, e di fatto gli impiegati attuali abitano in loco, e anche i servizi esterni, come lo sgombero neve e lo scuolabus, sono gestiti da persone o ditte locali.
Il Comune, la cui economia si concentra sull’allevamento e la produzione di formaggi (il rinomato plaisentif è nato proprio a Balboutet), la ristorazione e la lavorazione del legname, ha anche una notevole risonanza turistica. È presente infatti in diversi circuiti, ricorda la sindaca: dal 2009 è uno dei “borghi più belli d’Italia”, ma è anche tra i “Borghi sostenibili”, “Bandiera arancione” e “Bandiera verde” di Legambiente; dal 2010 partecipa al concorso dei “Comuni fioriti”, vincendo a livello europeo (medaglia d’argento) e mondiale (oro).
«Quella dei “borghi più belli d’Italia” è una bella associazione – ricorda Cappelletti –, due anni fa abbiamo costituito la realtà regionale (20 Comuni del Piemonte e 3 della Valle d’Aosta)», di cui è vicepresidente, insieme al sindaco di Cella Monte, mentre il presidente è l’ex coordinatore regionale, oggi consigliere a Pontechianale: «Questo consente di poter accedere più facilmente a finanziamenti e bandi».
Prima ancora però, per iniziativa del sindaco di allora, con la creazione dei “borghi alpini” si era data una caratterizzazione per rendere il Comune riconoscibile rispetto ai paesi vicini, Fenestrelle, Pragelato. Ognuno dei suoi cinque borghi (Usseaux, Laux, Balboutet, Pourrières, Fraisse) ha la sua tipicità: murales e meridiane, fontane, mulini e forni, lavorazione del legno, interessanti eredità storiche (la battaglia dell’Assietta, i rapporti tra cattolici e valdesi): «La bellezza della natura e dei borghi, la ristrutturazione in pietra e legno e l’accuratezza delle costruzioni ci differenzia dagli altri ed è il nostro valore aggiunto», ricorda ancora la sindaca.
Il turismo è un aspetto molto positivo anche se, ammette, «a volte in luglio e agosto abbiamo problemi di overtourism: l’Italia è il paese più bello del mondo, mi piace viaggiare, ma l’effetto “wow” è difficile da trovare in ogni angolo come qui… La collaborazione di tutti è da sempre molto importante, e si fa un grande lavoro tutti insieme, dall’amministrazione, alle associazioni al semplice cittadino che cura il suo balcone o raccoglie la cartaccia per terra. L’idea è che se trovi pulito, lasci pulito…».
Il turismo porta non solo ricchezza economica, ma fa sì che questi paesi rimangano vivi: «Anche se magari in estate si fatica a trovare posto al ristorante, si porta pazienza: in fondo sono solo due mesi, e se ne beneficia tutto l’anno». A differenza di altri Comuni montani, qui non c’è stato l’“effetto Covid” con l’aumento di residenti soprattutto dalla città, anche se il Comune cerca di stimolare la presenza di persone che abitino il più stabilmente possibile, mantenendo i servizi essenziali (como lo scuolabus gratuito) e con dei bonus: «Per esempio diamo un contributo alle famiglie fino a 200 euro per l’abbonamento a varie attività sportive, ma siamo ben lontani dai servizi offerti da una città; vivere in montagna non è per tutti, ci si deve abituare e non tutti i lavori possono essere fatti in smartworking… purtroppo se non c’è gente vengono meno i servizi, e se non ci sono i servizi la gente se ne va…».
Per ora si resiste: tutti i borghi sono abitati tutto l’anno, anche da poche persone, e il pulmino fa tappa in tutti, raccogliendo bambini dalle materne alle medie per portarli a Fenestrelle, dove “resiste” una pluriclasse (elementari e medie): se chiudesse dovrebbero andare fino a Sestriere o Perosa… «come Comuni limitrofi cerchiamo di tenerle aperte, perché sono un presidio per la vita dei nostri paesi. Una volta che si chiude, non si riapre più…».