In cammino insieme!
Dall’assemblea della Chiesa metodista britannica, un’esperienza di fede, condivisione e servizio che invita a riconoscere bambine, bambini e giovani come parte viva della Chiesa di oggi
«Tante piccole persone, in tanti piccoli luoghi, compiendo tante piccole azioni, possono cambiare il volto del mondo». Le parole del canto tedesco Viele kleine Leute (Tante piccole persone) hanno accompagnato le riflessioni dei tre giorni di 3Generate, l’assemblea annuale dei bambini e delle persone giovani della Chiesa metodista in Gran Bretagna. Un messaggio semplice, che racchiude lo spirito di un evento capace di riunire circa 1.500 persone tra bambine e bambini, ragazze e ragazzi adolescenti, accompagnatrici e accompagnatori e volontari e volontarie, per condividere la fede e guardare insieme al futuro.
La mia esperienza è cominciata quasi per caso. Fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno che cosa fosse 3Generate. A farmelo conoscere è stata la cappellana dell’Università di Birmingham che, dopo avermi incontrato, mi ha chiesto: «Ma tu conosci 3Gen?». Alla mia risposta negativa, ha replicato senza esitazione: «Allora devi fare il volontario, cercano ancora persone!». Ho iniziato così a informarmi, chiedendo anche ai tutor della mia facoltà, fino a intraprendere il percorso di preparazione. Quindi i corsi dedicati alla salvaguardia dei minori e all’inclusione delle persone con disabilità, utili a comprendere la responsabilità di questo servizio. Nei giorni precedenti all’evento, curiosità ed emozione si sono intrecciate, accompagnandomi fino al momento dell’arrivo al NEC di Birmingham.
La vastità degli spazi mi ha lasciato senza parole.
Circa 50.000 metri quadrati erano stati organizzati per accogliere le persone partecipanti dal venerdì alla domenica. Di fronte a uno spazio così grande, mi sono chiesto: ma ci sono davvero così tante persone metodiste in Gran Bretagna? La risposta era proprio davanti ai miei occhi. L’area era suddivisa in tre grandi accampamenti di tende, uno dei quali interamente riservato al riposo delle persone volontarie, e organizzata in ben 16 stazioni, di dimensioni diverse. C’era la zona sportiva, con pallavolo, calcio e pareti da arrampicata; un’area musicale dove suonare liberamente; lo spazio Creation Station, dedicato ai laboratori manuali e creativi; un hub dedicato ai videogiochi e altri spazi per la preghiera, la riflessione e il silenzio.
Tra le installazioni più particolari spiccavano una suggestiva cappella metodista gonfiabile, che durante la giornata ospitava diverse attività di culto, e lo spazio Globo. Qui era possibile scoprire le tradizioni delle diverse comunità metodiste nel mondo, assaporando piatti provenienti da vari continenti: dalle proposte sud-asiatiche a quelle cinesi, fino al curioso «ramen teologico». Il tutto accompagnato da musica internazionale, film e occasioni di incontro tra culture diverse. Al centro dell’evento si trovava un grande palco, con un’ampia area destinata ai momenti di culto collettivo.
Dietro tutto questo c’è il lavoro di tante persone che dedicano tempo ed energie alla preparazione dell’evento. Pastore, pastori, diacone, diaconi, persone che lavorano, persone in pensione e giovani adulte e adulti collaborano in squadre coordinate, occupandosi dell’accoglienza, delle attività, della preghiera e dei culti. Il loro impegno comincia mesi prima e continua anche dopo la partenza delle persone partecipanti, con il montaggio e lo smontaggio degli spazi. È un servizio cristiano concreto, che nasce dal desiderio di proteggere, accompagnare e offrire opportunità di crescita alle persone più giovani. Ognuno ha un compito e ogni contri- buto è prezioso. Anche nei momenti di stanchezza, lo spirito di collaborazione ricorda che il lavoro individuale acquista valore quando diventa parte di un progetto comune.
Prima dell’arrivo delle persone partecipanti, anche noi volontari ci siamo ritrovati per un momento di preghiera, accompagnato dall’inaugurazione di una panca in memoria di una delle persone fondatrici di 3Generate. Poi le porte si sono aperte e bambine, bambini, ragazze e ragazzi, provenienti dalle diverse comunità e dai diversi circuiti metodisti, hanno cominciato a riempire gli spazi di voci, entusiasmo e sorrisi.
Il tema dell’edizione 2026, In Cammino, ha guidato le tre giornate e i momenti di culto, dedicati alle parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14, 6). La fede è un viaggio che ciascuno vive con i propri tempi, le proprie domande e le proprie esperienze. Non occorre avere tutte le risposte per sentirsi parte della comunità: c’è posto per chi muove i primi passi e per chi cammina con Cristo da anni.
Tra i momenti più emozionanti, porto nel cuore la costruzione di una rete. Ogni persona partecipante ha scritto un pensiero su una fettuccia di stoffa; poi, unendo le fettucce, abbiamo formato un’unica trama. Fili diversi, espressione di storie, culture e tradizioni differenti, sono diventati simbolo di legami per la pace e l’unità, con Cristo come nodo centrale. Il momento è diventato ancora più intenso quando il pastore palestinese Daoud Nassar ha preso tra le mani quel nodo e ha guidato una preghiera insieme all’assemblea. In quella rete ho visto l’immagine di una Chiesa nella quale le differenze non devono dividerci, ma possono diventare una ricchezza. Nessuno, da solo, può costruire l’intera trama: ciascuno, però, può contribuire a renderla più forte.
Ciò che più mi ha colpito è stato vedere bambine, bambini, adolescenti, giovani e persone adulte e anziane cantare e pregare insieme, nella gioia di condividere la fede in Cristo. Nei loro volti ho ritrovato la bontà e l’amore di Dio, ma anche una speranza concreta per il futuro delle nostre Chiese. Le persone più giovani non sono soltanto la Chiesa di domani: sono già la Chiesa di oggi. Hanno bisogno di essere ascoltate, accolte e accompagnate, affinché possano crescere e contribuire con i propri doni alla vita delle comunità.
3Generate mi ha ricordato quanto sia importante creare luoghi in cui possano sentirsi a casa e scoprire la bellezza di camminare insieme. Al termine dei tre giorni, gli spazi hanno cominciato a svuotarsi, ma sono rimasti i ricordi, gli incontri e il desiderio di portare questa esperienza nelle nostre comunità. Il mio sogno è che anche noi possiamo costruire nuove occasioni di incontro, offrendo alle persone più giovani spazio, fiducia e opportunità per crescere nella fede. Per questo, il mio invito alle chiese in Italia è semplice: il prossimo anno, andiamo insieme! Andiamo per conoscere nuove persone, pregare, cantare, imparare e tornare a casa con qualcosa di bello da condividere. Perché il futuro della Chiesa non si costruisce da soli, ma un passo alla volta, insieme. E tante piccole persone, unite dall’amore di Cristo, possono davvero contribuire a cambiare il volto del mondo.