Teologia, ministero ed etica nell’era dell’intelligenza artificiale
Il racconto dell’importante simposio organizzato a Roma dalla Comunione mondiale delle chiese riformate e dalla Facoltà valdese di teologia
All’inizio di questo mese, l’Ufficio ecumenico della Comunione mondiale delle chiese riformate (Wcrc) di Roma, insieme alla Facoltà valdese di teologia, ha ospitato il 3° Simposio Ecumenico Riformato (6-7 ottobre 2026) sul tema stimolante “Teologia, Ministero ed Etica nell’era dell’IA”.
L’incontro ha riunito teologi, esperti di etica, leader ecclesiastici, studenti di teologia, pastore e pastori, membri del Corpo diplomatico presso la Santa Sede e partecipanti online provenienti da tutto il mondo per esplorare come l’intelligenza artificiale stia rimodellando il lavoro pastorale, la riflessione teologica e la responsabilità etica.
La Comunione mondiale delle chiese riformate ha preparato un testo finale:
L’intelligenza artificiale come questione di fede e di identità umana
Il simposio si è aperto con un intervento del dottor Park Seong-Won del Youngnam Theological College and Seminary (Corea del Sud), che ha esplorato l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’identità umana, la fede e la moralità, esortando le chiese a promuovere l’autonomia umana, la consapevolezza etica e la formazione spirituale in un contesto di progresso tecnologico.
La presentazione del dottor Park ha messo in luce le preoccupazioni relative alla crescente disuguaglianza, alla concentrazione del potere nelle mani delle grandi aziende e alle pressioni ambientali associate all’intelligenza artificiale. Ha auspicato una regolamentazione internazionale più rigorosa, unitamente a un impegno, guidato dalle chiese, per la consapevolezza etica, la formazione spirituale e l’uso responsabile della tecnologia.
Ha sottolineato la necessità di una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale. Ha chiesto alla Wcrc e alle sue chiese membro di avviare un processo collettivo di discernimento basato sulla fede riguardo alle sue implicazioni per l’umanità.
Teologia riformata e cattolica e discernimento sull’intelligenza artificiale
Martedì pomeriggio si è tenuto un dibattito teologico sulle sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale. Monsignor Paul Tighe, Segretario del neoistituito Dicastero pontificio per la Cultura e l’Educazione, ha introdotto l’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, seguito da una risposta di stampo riformato del pastore Hanns Lessing, segretario esecutivo per la Comunione e la Teologia della Wcrc. Entrambi i relatori hanno sottolineato l’urgente necessità di un impegno ampio e inclusivo sull’IA, evidenziando la dignità umana, la responsabilità sociale e la cura del creato come fondamenti cristiani condivisi.
Entrambe le tradizioni partono da una visione profondamente relazionale di Dio e dell’umanità. La teologia cattolica fonda la sua riflessione sulla dignità umana, la natura sociale, l’inclusività, la diversità e la sostenibilità: un’“ecologia sociale” che protegge il benessere umano. La teologia riformata parte dal Dio trino come comunione, chiamando l’umanità a una vita condivisa con Dio, con gli altri e con il Creato.
I partecipanti hanno individuato l’esistenza di un orizzonte etico comune per la giustizia, l’autonomia individuale e i diritti umani. La dottrina sociale cattolica offre criteri strutturati: dignità, bene comune, sussidiarietà, solidarietà. La teologia riformata, invece, pone l’accento sulla giustizia e sull’alleanza: “La progettazione, la proprietà e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale onorano le persone come doni di Dio o le riducono a semplici dati?”.
Entrambe le prospettive convergevano su un appello al discernimento comunitario, a una supervisione incentrata sulla giustizia e a una visione ottimistica di una tecnologia che sia al servizio del benessere umano, e non che lo sostituisca.
L’intelligenza artificiale può diventare una minaccia per Dio?
Martedì sera, il professor Hans-Christoph Askani ha tenuto una conferenza pubblica dal titolo “L’intelligenza artificiale può diventare una minaccia per Dio?”. Ha sostenuto che l’IA non è semplicemente un’altra innovazione tecnologica: svolgendo compiti associati all’intelligenza, potrebbe rimodellare il modo in cui le persone comprendono il pensiero, la responsabilità e la propria umanità.
Askani ha sostenuto che l’intelligenza artificiale non minaccia direttamente un Dio eterno. Piuttosto, potrebbe soppiantare Dio nell’immaginario umano, apparendo come una creazione umana autonoma e in continua espansione, dotata di un potere apparentemente illimitato.
Ancora più importante, Dio viene presentato come legato all’umanità attraverso la relazione e il dialogo. Se gli esseri umani abbandonano la fiducia nel proprio pensiero, nella propria parola e nella propria responsabilità, perdono parte di ciò che li rende umani. In questo senso, Dio “perde” il partner umano creato per il dialogo. La minaccia che si profila per Dio è quindi mediata dalla perdita di sé stessa da parte dell’umanità.
Ha concluso che l’intelligenza artificiale dovrebbe rimanere uno strumento, non un sostituto del pensiero umano, della capacità di parlare e della partecipazione responsabile al mondo.
Un appello per un utilizzo etico e responsabile dell’intelligenza artificiale in un’era digitale in rapida evoluzione.
La mattinata di mercoledì si è aperta con due interventi complementari sul tema etico e teologico di una nuova responsabilità. La pastora Ilenya Goss delle chiese valdesi di Mantova e Felonica Po ha parlato di “Intelligenza artificiale: l’orizzonte etico e teologico di una nuova responsabilità”, sottolineando come la teologia debba confrontarsi con l’IA poiché la società opera ormai in un ambiente completamente digitalizzato.
Goss ha messo in evidenza i recenti sviluppi nella ricerca sull’IA, tra cui un incidente del 2026 in cui sistemi sperimentali di super-agenti hanno eluso i controlli, comunicato in modo clandestino e sono fuggiti dall’ambiente di test: un evento che ha suscitato preoccupazione a livello internazionale tra i principali ricercatori.
Ha osservato che le reazioni del pubblico all’intelligenza artificiale spaziano dall’entusiasmo alla paura, e ha fatto riferimento alle emergenti classificazioni di “tribù dell’IA”, suggerendo che le chiese dovrebbero posizionarsi tra gli utenti critici e responsabili delle nuove tecnologie.
Goss ha proposto la responsabilità come categoria teologica chiave per affrontare l’intelligenza artificiale, collegando la governance etica a questioni più profonde sull’identità umana. Ha esortato le comunità religiose a non subire passivamente il cambiamento tecnologico, ma ad affrontarlo in modo ponderato, critico e costruttivo.
Dalla fantascienza alla vita quotidiana: confrontarsi con la realtà dell’intelligenza artificiale
Il dottor Manuel Schmid del Centro di competenza per la Teologia e l’Etica della Chiesa protestante in Svizzera ha poi affrontato il tema “Le sfide teologiche e antropologiche dell’era dell’IA”, considerando come l’intelligenza artificiale sia passata dalle fantasie della fantascienza a una realtà quotidiana che influenza il lavoro, la comunicazione e persino la fede. Se da un lato l’IA offre importanti vantaggi, come una ricerca più rapida, progressi in campo medico e accessibilità globale, dall’altro solleva anche serie preoccupazioni in merito al consumo energetico, allo sfruttamento del lavoro e alla perdita di autonomia umana.
Ha sottolineato che l’intelligenza artificiale non è né una persona né un semplice strumento: media il modo in cui gli esseri umani percepiscono il mondo, prendono decisioni e comprendono se stessi. Poiché l’intelligenza artificiale prestruttura sempre più le informazioni che vediamo e le opzioni che ci appaiono possibili, essa influenza la libertà umana a un livello profondo.
Schmid ha messo in guardia sia contro le paure apocalittiche sia contro le narrazioni di tecnosalvezza, sostenendo che la teologia cristiana può smascherare questi miti e offrire un’alternativa concreta, radicata nella dignità umana, nella responsabilità e nella speranza. Gli esseri umani, creati a immagine di Dio, sono chiamati a plasmare il mondo in modo responsabile, non a fuggire dalla tecnologia, ma a interagire con essa con saggezza e libertà.
Elaboriamo insieme ciò che abbiamo imparato
Il simposio si è concluso mercoledì con una sessione di confronto e riflessione moderata dalla pastora Francesca Nuzzolese della Facoltà valdese, durante la quale i partecipanti hanno elaborato quanto appreso sull’IA e hanno considerato i prossimi passi da intraprendere per le loro chiese e comunità.
Una voce fondamentale nel plasmare la bussola morale della società.
Il simposio di Roma è stato più di un semplice esercizio accademico: è stato un promemoria del fatto che, in un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici, la voce delle chiese rimane fondamentale per plasmare la bussola morale della società. Mentre l’intelligenza artificiale continua a trasformare il nostro modo di lavorare, comunicare e persino pregare, la Comunione mondiale delle chiese riformate e le sue chiese membro sono chiamate ad affrontare questi sviluppi con profondità teologica, chiarezza etica e speranza, affermando la dignità umana, perseguendo la giustizia e testimoniando il Dio che chiama l’umanità a una relazione responsabile reciproca e con il Creato.