“Proteggere le persone più che i confini”

A Strasburgo tre giorni di lavoro per i rappresentanti della Commissione delle chiese per i migranti in Europa

 

L’Europa può proteggere le persone oltre ai suoi confini?

Circa 30 rappresentanti di chiese provenienti da tutto il continente si sono riuniti a Strasburgo dal 28 al 30 settembre 2026 per mettere alla prova concretamente tale questione. La conferenza, intitolata “Proteggere le persone più che i confini: dalla visione al progetto“, è stata organizzata dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme) e si è concentrata su un documento preliminare che descrive come potrebbe e dovrebbe essere un sistema europeo di asilo orientato alla protezione.

 

L’incontro si è svolto mentre gli Stati membri dell’UE iniziano ad attuare il Patto su migrazione e asilo, in un contesto di crescente enfasi sulla deterrenza, l’esternalizzazione e il rimpatrio. La bozza sostiene che è improbabile che il Patto funzioni in modo uniforme in tutti gli Stati membri e che i costi ricadrebbero sulle persone in cerca di protezione. La valutazione della Ccme è che il sistema si stia avviando verso una graduale erosione delle norme comuni e verso un’applicazione disomogenea e frammentaria.

 

Organizzato dalle chiese protestanti dell’Alsazia

Le sessioni si sono svolte presso la sede dell’Unione delle chiese protestanti dell’Alsazia e della Lorena (Uepal) e presso il centro Ciarus. Il programma si è aperto con un benvenuto in Francia e in Alsazia, che ha incluso una presentazione del lavoro della Conferenza delle chiese del Reno presso il Consiglio d’Europa a cura della pastora Sibylle Klumpp e un saluto di benvenuto da parte del pastore Ulrich Rüsen Weinhold per la Chiesa protestante unita di Francia (Epudf). Successivamente, il pastore Christian Krieger ha dato il benvenuto ai partecipanti a nome della Federazione Protestante Francese (Fpf).

L’intervento di Jean-Louis de Brouwer dell’Istituto Egmont, incentrato sulla necessità di una politica di asilo diversa per l’Europa, ha dato il tono ai lavori. La segretaria esecutiva della Ccme, Ana Puljiz, ha poi presentato gli elementi costitutivi del documento di lavoro.

 

Un sistema “a strati”, costruito su ciò che già funziona

Anziché partire da zero, il documento si basa sugli strumenti già a disposizione dell’UE. La sua proposta centrale è un quadro “a più livelli”: protezione temporanea come prima risposta agli spostamenti di massa, riconoscimento di gruppo come secondo passo e procedure individuali per i casi rimanenti. La rapida attivazione da parte dell’UE della Direttiva sulla protezione temporanea per le persone in fuga dall’Ucraina nel 2022, che ha garantito a circa 4,5 milioni di persone l’accesso immediato a residenza, lavoro, assistenza sanitaria e istruzione, rappresenta la prova di fattibilità del modello. «La sfida non è di fattibilità, ma di volontà politica e di progettazione del sistema», sostiene il documento.

 

I partecipanti hanno lavorato in gruppi tematici sul quadro di riferimento stesso, sul reinsediamento e sui percorsi complementari, sull’accoglienza dignitosa, sui diritti di mobilità e sui percorsi lavorativi per i beneficiari della protezione, e sulle «questioni irrisolte» come il rimpatrio e la protezione nelle regioni extra-UE. Tra le raccomandazioni del documento figurano impegni vincolanti a livello UE in materia di reinsediamento, un maggiore sostegno da parte del settore privato e delle comunità e la considerazione della capacità di accoglienza come un investimento pubblico piuttosto che come un onere ricorrente.

Il documento evidenzia anche il drastico calo dei programmi di reinsediamento. L’ultimo piano degli Stati membri dell’UE prevede solo 10.430 posti per il biennio 2026-2027, rispetto ai 61.000 del biennio 2024-2025. 

 

Ascoltare le sfide locali

Il programma ha inoltre permesso ai partecipanti di conoscere da vicino il panorama dell’asilo a Strasburgo, con incontri con associazioni che operano sul campo quali la protestante Cimade, membro della Ccme, e il Collectif d’Accueil des Solliciteurs d’Asile à Strasbourg (Casas), nonché un incontro con i vertici dell’Uepal.

 

Prossimi passi

Il Segretariato della Ccme e la task force presieduta dal Prof. Goos Minderman del Consiglio delle Chiese dei Paesi Bassi, rivedranno ora le proposte tenendo conto dei riscontri ricevuti dalle chiese. Una versione aggiornata del documento è prevista per l’inizio del 2027. Essa affronterà i temi del riconoscimento, dell’accoglienza, dell’integrazione, della coesione sociale e del costo dell’approccio proposto rispetto alle attuali politiche basate sulla deterrenza. Il documento definitivo sarà sottoposto all’approvazione dei membri della Ccme nel 2027.

Materiali informativi in ​​linguaggio semplice, destinati ai membri della chiesa e al pubblico in generale, saranno condivisi online e in occasione di eventi in tutta Europa nel corso del 2027.