Il fiume che nasce ai margini
Tempo del Creato: il 1° ottobre all’Aranceto di Catanzaro, il 3 in via del Seggio a Cosenza. Due periferie ripulite e, dopo, una preghiera ecumenica attorno a una domanda: che ci fa Dio ai margini?
All’Aranceto, quartiere popolare di Catanzaro, chi ripuliva le strade il 1° ottobre ha scoperto di farlo «all’ombra di tanti bellissimi alberi di pepe rosa». Il 3 è toccato a via del Seggio, a Cosenza. Due mattine di sacchi e guanti, poi la preghiera attorno allo stesso testo: Ezechiele 47, il fiume che esce dal tempio e risana ciò che tocca. Promuovevano, tra le altre, la Chiesa valdese, le arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e Cosenza-Bisignano, la Chiesa greco-cattolica ucraina, la Chiesa della Riconciliazione e la parrocchia ortodossa romena di Cosenza.
La chiave l’ha data in entrambe le veglie la pastora valdese Giuseppina Bagnato: periferia non è una parola di scarto ma di margine, e il margine è «il luogo prediletto della rivelazione di Dio». Ezechiele riceve la visione non a Gerusalemme ma in Babilonia, tra i deportati; la gloria lascia il tempio perché lì non c’è più giustizia. Dio «non aggira il luogo della morte, ci entra dentro»: il Mar Morto torna a dare pesci, mentre oggi è il Po a salinizzarsi per la siccità. Nella città nuova, poi, lo straniero eredita come il nativo (Ez 47, 22). Citando Naza, il documentario su Gaza, e «Odissea», ha chiesto a chi guarda da lontano di usare in modo attivo il proprio «privilegio di osservatori».
Dal margine, ha detto a Catanzaro l’arcivescovo Claudio Maniago, si grida che la morte non ha l’ultima parola: un «piccolo segno, ma molto significativo» per «mantenere aperti i cieli». Lì si impara a essere acqua «con l’umiltà dell’acqua che scorre dappertutto», perché si può essere biologicamente vivi senza vivere davvero. Il rappresentante della Chiesa della Riconciliazione ha girato al quartiere l’invito di Gesù a chi ha sete (Gv 7, 37): «Vogliamo bere, Aranceto?». E a chi ha visto seccarsi le proprie fonti: «ce n’è una che non si può distruggere».
A Cosenza l’arcivescovo Giovanni Checchinato ha mostrato l’altra faccia del margine, la distanza. La profezia nasce da un passo indietro rispetto al «si è sempre fatto così» e non disprezza i piccoli passi: crederli inutili sa di «delirio di onnipotenza». Con Gianni Rodari: se non sperassimo in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?
È la logica stessa del testo. Il fiume di Ezechiele cresce man mano che si allontana dal tempio: alla caviglia, alle ginocchia, ai fianchi, finché non si può più attraversare (Ez 47, 3-5). Più ci si spinge verso il margine, più l’acqua è profonda. Il libro si chiude con il nome della città nuova: «Il Signore è là» (Ez 48,35). Là, cioè anche all’Aranceto e in via del Seggio.