Il luogo in cui il nostro dolore incontra la fedeltà di Dio

Un giorno una parola – commento a Isaia 63, 15

 

 

Guarda dal cielo, e osserva, dalla tua abitazione santa e gloriosa. Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti?

Isaia 63, 15

 

 

Gesù dice: “Non vi lascerò orfani; tornerò da voi”

Giovanni 14, 18

Questa non è una preghiera di disperazione. È la preghiera di chi conosce Dio e ricorda ciò che egli ha fatto nella storia. Israele non dimentica la liberazione dall’Egitto, l’alleanza, la guida nel deserto e la fedeltà con cui il Signore ha accompagnato il suo popolo. Proprio il ricordo della sua bontà dà il coraggio di invocarlo ancora.

 

L’appello del profeta va diritto al cuore di Dio. Egli è il Dio della potenza, ma anche della compassione. Per questo la preghiera unisce il cielo e la terra. Il Dio che abita nella sua dimora santa è anche il Dio che sceglie di abitare in mezzo ai suoi figli, condividendone il cammino e sostenendoli con la sua presenza.

 

Anche noi, a volte, ci domandiamo dove sia Dio. Ci sono momenti in cui il suo silenzio ci pesa e la sua presenza sembra nascosta. La fede, però, non consiste nel non avere domande, ma nel continuare a rivolgerle a Dio con fiducia. La preghiera diventa il luogo in cui il nostro dolore incontra la sua fedeltà.

 

Per noi cristiani, la risposta più piena a questa invocazione si trova in Gesù Cristo. In lui Dio non è rimasto lontano nel cielo, ma è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ha condiviso la nostra fragilità, ha portato il peso del nostro dolore e ci ha rivelato un Dio che non abbandona mai il suo popolo.

 

Sorella e fratello, quando ci sembra che il Signore sia lontano, ricordiamo le sue opere e continuiamo a cercare il suo volto. Egli rimane fedele alle sue promesse. Amen.