Il tempio valdese nella città di Ivrea
Tappa nelle “passeggiate” dell’Unesco, deve il progetto all’architetto G. Klaus Koenig
Il 26 aprile sono stata invitata dalla comunità di Ivrea a presentare, insieme al pastore Paolo Ribet il libro sulla vita e le opere di Giorgio Bouchard (Claudiana,2024), che lì fu pastore dal 1958 al 1966 (fino al 1963 curando anche Biella), e per rinfrescarmi la memoria mi sono riletta la storia di quegli anni nell’intervista a Giorgio in Un ragazzo valdese (Claudiana, 2012), e lì ho trovato la storia della fondazione del bellissimo tempio e del rapporto con gli Olivetti. «La comunità sentiva il bisogno di avere un tempio – racconta lui –; c’era un progetto Olivetti di farlo gratis, come parte di uno stabile da costruire in città, ma questo progetto era sfumato». Giorgio Bouchard allora promosse una colletta tra i membri di chiesa. «E così in tre anni raccogliemmo 700.000 lire di allora. Il terreno ci venne venduto dalla Olivetti per mille lire, e il moderatore di allora Ermanno Rostan ottenne che si collettasse in Germania. L’assemblea di chiesa si mobilitò: io dissi “Metto un mese del mio stipendio!”: tutti allora fecero altrettanto».
«I tedeschi si stupirono di questa mobilitazione, e ci sostennero con molta cordialità. Il Gustav Adolf Werk organizzò una colletta di tutte le scuole domenicali della Germania, e arrivarono fondi più che sufficienti. Alla Olivetti, oltre al terreno, chiedemmo anche un contributo: arrivarono 3 milioni, e Dino, Silvia ed Elena Olivetti mandarono doni per circa mezzo milione ciascuno; un milione arrivò dalla vedova di Adriano. Come marxista mi vergognai un po’– commenta col suo tipico humour anche autoironico Giorgio Bouchard –, quelli erano gli anni ruggenti della sua direzione di Gioventù Evangelica –, come valdese mi rallegrai molto». Infatti ricorda che la mamma di Adriano e degli altri Olivetti era Luisa Revel, figlia di un pastore valdese.
Nel 1966, poi, quando la famiglia Bouchard andò a Cinisello, venne a Ivrea Ermanno Rostan, che aveva finito la sua moderatura: «Fu poi lui che seguì la costruzione del tempio, con ottimi risultati». Il tempio fu poi inaugurato il 24 maggio 1970. «Imposi come architetto Gianni (Giovanni Klaus) Koenig – dice ancora Giorgio Bouchard – uno di quelli che avevano lavorato gratis per la costruzione di Agape. Con lui collaborava da sempre l’ing. Claudio Messina, un amico». Perché̀ “imposi”? – mi domando –: si vede che c’erano state discussioni, come sempre nella democrazia delle nostre chiese.
Un’attenta descrizione, con piantine e fotografie, a cui rimando per approfondimenti, è ora nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi (cultura.gov.it), in cui si ricorda anche che «i rapporti con le ditte (qui l’impresa di Giulio Gonnet) e i progettisti vennero curati dall’ingegnere Vittorio Ravazzini». «
La sala di culto, provvista di una galleria che ne aumenta la capienza, costituisce il nucleo centrale del complesso che ospita, sempre al piano terra, gli ambienti destinati alle attività comunitarie. Gli ambienti del seminterrato, in origine predisposti per l’abitazione e lo studio del pastore, costituiscono un ulteriore spazio per la comunità. Il pulpito e il tavolo per la Santa Cena, opera di G. K. Koenig (così come la tabella per gli inni) posizionati in corrispondenza del settore absidale, costituiscono un’unica struttura fissa in legno e metallo. I banchi da chiesa sono disposti nello spazio antistante e in corrispondenza della galleria. Nel tempio sono custoditi anche due banchi appartenuti all’antica Scuola valdese di Carema» (comunità di cui Bouchard ebbe cura).
«L’edificio si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata», e ha recentemente ricevuto l’importante riconoscimento di essere posta come tappa significativa cittadina nelle “Passeggiate” dell’Unesco ogni primo sabato del mese di quest’anno, dal 4/07 al 5/12, riferite a “Ivrea, città industriale del XX Secolo”, che prevede la visita a 27 edifici storici progettati dai più grandi architetti italiani del ‘900 per il modello socio-culturale di Adriano Olivetti.