Non aver paura di sognare!

La storia di un sogno nato a Shatila e realizzato a Reggio Calabria: sette giorni di sport, incontri e pace per i ragazzi dello Shatila Sport Community Center

 

Immaginate dei bambini… non quelli della pubblicità televisiva o quelli che popolano la nostra quotidianità, (anche se a ben vedere nei loro bisogni primari di affetto, di sicurezza, di pace, nei loro sogni, tutti i bambini del mondo sono uguali).
Immaginate – dicevo – dei bambini che vivono in un Paese in cui la pace sia da molti decenni solo un breve periodo di tempo compreso tra due guerre, che vivono in un’area che ha la più elevata densità abitativa del pianeta (25 mila persone in 1 kmq), dove non è possibile trovare un albero, un prato, un campo per poter giocare, una fontana per poter bere quando si è assetati dopo una corsa, le cui strade dissestate, polverose d’estate, diventano acquitrini con la pioggia.

 

Ora fate ancora uno sforzo ed immaginate… un uomo la cui famiglia vive in quell’area da tre generazioni, i cui bisavoli sono stati scacciati con la forza dalla casa di famiglia a Gaza, e costretti durante la Nakba (1948) a rifugiarsi a Shatila, Beirut in Libano.
Quest’uomo non accetta questa situazione e decide di dedicare la sua vita a prendersi cura di questa infanzia, ad avviare questi bambini allo sport, ad insegnare a praticarlo, ad insegnare le regole così importanti nei processi di socializzazione e di convivenza, ad insegnare a gioire delle cose semplici che lo sport ti dà.

Quest’uomo si ripromette di far uscire i bambini da quel recinto (sarebbe meglio dire “gabbia”) dove sono costretti a vivere e fargli conoscere luoghi del mondo dove, proprio tramite lo sport, si possa essere bambini come tutti gli altri.
Immaginate dunque, ma questa è già realtà, che quest’uomo, Mr. Majdij, da anni abbia stretti legami col progetto Medical Hope della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), che fornisce assistenza sanitaria agli abitanti del campo palestinese di Shatila dove egli risiede.

 

In questa realtà, anche se a sua volta può sembrare un sogno, un componente di MH, storico membro della Chiesa Battista di Reggio Calabria, scopre che una squadra di calcio di quella Provincia ha aggiunto al proprio simbolo la bandiera della Palestina in solidarietà con le sofferenze del popolo palestinese.
Questa persona, che ha mantenuto legami con la città natale comincia a sognare, ad immaginare con Mr Majdij che i bambini potrebbero per una settimana uscire dall’inferno di Shatila, dal terrore delle bombe e dei missili cui Beirut viene sottoposta dall’esercito israeliano, prendere un aereo ed arrivare a Reggio Calabria e lì essere ospitati, giocare a calcio con i loro coetanei, fare conoscenza, socializzare, passeggiare, mangiare un gelato, fare una escursione in Aspromonte.

 

Cose “normali” ma non per i ragazzi di Shatila, fantasie impossibili da realizzarsi, pensano, e poi chi potrebbe coprire le spese?

 

Sapete, è proprio vero che non bisogna aver paura di sognare perché i sogni hanno questo di particolare, che talvolta possono realizzarsi…

Non sto ad elencare tutti gli ostacoli burocratici, amministrativi, economici che si aggiungevano man mano che si cercava di trasformare il sogno in realtà.
Non lo farò, ma il sogno è diventato realtà!

 

Il risultato è che la Città Metropolitana di Reggio Calabria accetta il Progetto di Accoglienza presentato dalla Diocesi e dalla Azione Cattolica di Reggio Calabria – i cui infaticabili dirigenti col loro impegno ne rendono possibile l’attuazione – assicurandone il finanziamento.
Così bambini, coach Majdij e l’assistente arrivano l’11 giugno scorso alla Stazione Centrale di Reggio Calabria, provenienti dall’aeroporto di Fiumicino accolti dell’affetto e dall’amicizia degli organizzatori.

 

Dal giorno dopo inizia la sarabanda di A Goal for Peace, questo il nome dato alla iniziativa, che per una settimana ha portato la squadra di Shatila Sport Community Center a confrontarsi con gruppi di bambini di pari età, a conoscere realtà locali, a giocare, a passeggiare, a divertirsi.
L’atmosfera, i sentimenti, la gioia che hanno permeato questi giorni sono magnificamente espressi dal commento che prima di ripartire la responsabile del gruppo, sig.ra Ghwinna, ci ha lasciato: «Pace, misericordia e benedizioni di Dio su di voi! Cari amici, questi sette giorni sono stati tra i più belli della nostra vita, un tempo in cui la pace, la serenità e la gioia hanno inondato i nostri cuori.

Sette giorni in cui i nostri bambini sono rimasti lontano dalla guerra in Libano; giorni sospesi senza il terrore degli aerei sopra le loro teste né l’incubo di dover fuggire dopo un ordine di evacuazione sotto i bombardamenti… questa settimana è stata resa possibile dalla vostra meravigliosa terra e dai vostri cuori… la vostra generosità sarà per noi un faro di luce capace di illuminare i tunnel bui e spaventosi che purtroppo sovrastano il nostro campo…».

 

Un commento che ripaga di tutte le difficoltà affrontate e rende chiaro come sia veramente possibile l’amicizia e la fratellanza fra le persone, aldilà di ogni differenza.

 

Ed ora, coraggio, tutti e tutte insieme per un altro sogno!

 

Da www.ucebi.org