«Chiese nella secolarizzazione, una prospettiva ecumenica»
Ultimi giorni per iscriversi alla sessione estiva del Segretariato attività ecumeniche: ne abbiamo parlato con il presidente, Simone Morandini
Mancano pochi giorni alla chiusura delle iscrizioni alla sessione di formazione estiva del Sae, Segretariato attività ecumeniche. Ufficialmente il 30 giugno, anche se di solito si sfora di qualche giorno, ci ricorda il presidente, il teologo cattolico Simone Morandini, in carica dall’inizio di quest’anno, succedendo alla predicatrice locale valdese Erica Sfredda; l’obiettivo, infatti, è accogliere tutte le persone interessate a partecipare a questo momento di incontro, formazione e autentica vita comunitaria.
Un appuntamento che si ripete da 52 edizioni, a cavallo fra luglio e agosto, quest’anno dal 26 luglio al 1° agosto alla Foresteria del Monastero di Camaldoli, in provincia di Arezzo. Un luogo particolare, da sempre molto apprezzato, che ben accompagna questo tipo di riflessioni ed emozioni, spiega Morandini: «È un luogo dello spirito, sia nel senso che il contesto naturale di Camaldoli innalza lo spirito, perché celebrare le liturgie del mattino sotto il cielo, con la foresta sullo sfondo, fa la differenza. Ma è anche importante per noi la presenza della comunità di Camaldoli, che partecipa in modo attivo, ascoltando gli interventi, pregando con noi nelle liturgie del pomeriggio. Quindi non è soltanto un luogo, ma un contesto spirituale da cui ci sentiamo molto sostenuti».
Il tema viene scelto dai gruppi locali, in un processo decisionale condiviso: quest’anno «ci hanno sfidato a riflettere sulle dinamiche della secolarizzazione, accompagnati dal versetto biblico “Veramente tu sei un Dio misterioso”, Isaia 45. Una bella sfida, perché questa realtà interessa in forme diverse, ma comunque rilevanti, i vissuti delle nostre comunità, non solo nella realtà europea ma anche nel resto del mondo. Allora la prima domanda è: cosa sta succedendo? Come nominare questo tempo? La parola secolarizzazione è ancora una buona parola? E la seconda grossa domanda è: come abitarlo? Come annunciare efficacemente l’Evangelo di Gesù Cristo in un tempo in cui alcune delle parole chiave che abbiamo da sempre utilizzato sembrano prive di significato? È una grossa sfida, vedremo come riusciremo ad affrontarla in questo contesto di dialogo interconfessionale, con presenze anche ebraiche e musulmane».
Una dimensione molto interessante degli incontri del Sae e della sua stessa struttura è il suo riunire diverse provenienze confessionali, andando anche al di là delle appartenenze… Oltre alla dimensione intergenerazionale, su cui state puntando molto. Come si lavora insieme in un ambito così plurale, come si conciliano presenze così diverse?
«Il Sae è in primo luogo un’associazione interconfessionale, laica, e le presenze rispecchiano un’ampia parte del mondo cristiano, cattolici, ortodossi, evangelici. Abbiamo poi anche presenze più ridotte, ma significative, dell’ebraismo e dell’islam. È interessante ricordare che il Sae, nel suo statuto, permette di aderire a tutti coloro che si riconoscono nei principi del dialogo, del Consiglio ecumenico delle chiese e del Vaticano II. Storicamente abbiamo avuto diversi soci provenienti dall’ebraismo e dall’islam che hanno ritenuto di poter camminare con noi su questo versante. Questo è qualcosa su cui proveremo a lavorare con il gruppetto dei giovani che siamo “coltivando” da alcuni anni. Quest’anno avremo una giovane musulmana nel laboratorio su “religioni nell’età secolare”, Accanto a Piero Stefani, cattolico, e a Sandro Ventura della comunità ebraica Shir Hasash, avremo infatti Laila Mourabi dell’Ucoii, dottoranda in Giurisprudenza, esperta di dialogo interreligioso.
Le due dimensioni, interconfessionale/interreligiosa e intergenerazionale, si intrecciano, è nostra convinzione che il dialogo abbia bisogno di essere parte anche della vita di generazioni che non hanno vissuto quegli eventi fondativi, penso al Vaticano II, alle prime fasi del Consiglio ecumenico delle Chiese, li imparano adesso anche da chi li ha vissuti, ed è bello potersi trasmettere queste esperienze e dialogare a partire da esse».
L’intenzione è permettere a chiunque di trovare una propria dimensione di partecipazione, di non sentirsi un pesce fuor d’acqua anche se non è un esperto di teologia. Proprio questa dimensione così allargata permette a chiunque sia interessato di partecipare…
«Assolutamente. Da un lato il programma è impegnativo perché a noi piace “lavorare sodo”, lo abbiamo ereditato dalla nostra fondatrice e prima presidente, Maria Vingiani, che era letteralmente una stacanovista. Oggi non si seguiamo più quei ritmi, ma ci piace avere programmi impegnativi, con una serie di voci stimolanti, che per esempio ci aiuteranno a gettare uno sguardo sull’ortodossia russa o sul cattolicesimo americano, o con cui indagheremo su che cosa vuol dire leggere la secolarizzazione e guardare alla Chiesa che verrà, con il pastore battista Simone de Giuseppe, delegato alla Kek, insieme all’arcivescovo di Torino Roberto Repole.
A questo si affiancano i momenti di preghiera in cui veramente la fraternità tra le generazioni e tra le confessioni può essere espressa, e i laboratori, strategici perché consentono di costruire percorsi personalizzati. Ne cito uno, che può sembrare curioso, “Nello Spirito: tenacemente danzare” in cui Maria Paola Rimoldi e Manuela Lops, una pentecostale e l’altra valdese, ambedue danzamovimentoterapeute, assieme a Giuseppe Bertolucci, cattolico che pure si occupa di danza, guideranno i partecipanti in una dimensione di gestualità fisica, di esplorazione della realtà spirituale in questo senso. Oppure la serata cinema in cui approfondiremo la dimensione visuale della realtà della secolarizzazione.
Veramente molti percorsi possibili per una varietà di potenziali fruitori, di partecipanti, perché la sessione nasce dal contributo attivo che tanti e tante ci portano ogni anno in modo nuovo e inedito».
Una nota finale: «Pensare assieme, mangiare assieme, pregare assieme, vivere assieme per una settimana, questo fa la differenza. Approfitto per segnalare che i nostri giovani stanno preparando un incontro, probabilmente a Roma a metà settembre, sui fondamentalismi, problema e piaga che attraversa le varie branche della cristianità in questo momento, quindi work in progress, dinamismo di ricerca anche in quest’ambito».
L’invito è quindi a sfogliare il programma sul sito www.saenotizie.it (dove ci si “sentirà a casa” per la presenza di tanti nomi noti, come Fulvio Ferrario, Alessandra Trotta, Letizia Tomassone, Francesca Nuzzolese, Debora Spini, Luca Baratto, la stessa Erica Sfredda) e, per chi vuole partecipare, contattare la segreteria ([email protected]) per le questioni logistiche e di alloggio (non è detto che tutti possano trovare posto direttamente alla Foresteria di Camaldoli, ma in alberghi e strutture vicine).