La continuità della Memoria
La vicenda di venti donne ebree deportate e uccise rievocata in un libro curato da docenti e giovani di un liceo torinese
Quale continuità dare al viaggio studio ad Auschwitz-Birkenau organizzato nell’ambito del progetto “Treno della Memoria”? Cinquanta liceali delle classi IIIA-IIIES-IIIDL del liceo scientifico “A. Einstein”, ubicato nel quartiere Barriera di Milano di Torino, frequentato da numerosi studenti anche di diversi paesi di provenienza, hanno risposto con Nel vostro nome, un libro finalizzato a ricostruire la vita di venti donne ebree in una delle pagine più tragiche e per anni dimenticate della memoria storica torinese.
L’occasione per riparlare di questo importante lavoro del 2024 è data da un recente fatto di cronaca. Nella notte dello scorso venerdì 1° maggio, otto pietre d’inciampo, poste in piazza Santa Giulia, sono state imbrattate con scarabocchi neri e rosa. Nei giorni successivi è risultato che erano stati dei bambini, i cui genitori “distratti” erano poi ripartiti senza provvedere a pulire. Le pietre sono state poi prontamente ripristinate nel loro decoro da studenti del quartiere.
In piazza Santa Giulia, al numero civico 12, un tempo sorgeva l’Ospizio Israelitico, distrutto nei bombardamenti del 13 agosto 1943; gli ebrei torinesi ricoverati, furono trasferiti nell’Ospizio municipale di via Como 140. Erano perlopiù donne anziane, sole, malate, che lì avevano trovato l’ultimo riparo. Il 3 dicembre 1943, venti di esse tra i 65 e gli 85 anni vennero arrestate dalla polizia fascista, per essere poi portate alle Carceri Nuove; tra loro Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves furono trasferite a Fossoli e, di lì, deportate ad Auschwitz, dove vennero assassinate il giorno stesso dell’arrivo, il 10 aprile 1944.
Per quasi ottanta anni, questa vicenda è rimasta invisibile nella memoria pubblica. Parte del materiale, raccolto in modo discontinuo, era presso la locale sezione “Martorelli” dell’Anpi.
Grazie alla prof.ssa Silvia Fraboni curatrice del libro, ho incontrato due studenti. Samuele «Con le compagne e i compagni abbiamo svolto un lavoro rigoroso: abbiamo consultato archivi, scritto a comunità ebraiche, io per esempio ho scritto alla comunità di Casale M.to che ci ha fornito l’albero genealogico di Zeffora Ghiron. Le fonti utilizzate, nessuno di noi le conosceva, a partire dal registro matricole delle carceri nuove, ma anche le schede dello Yad Vashem1, del Cdec2 e la dichiarazione di appartenenza alla razza ebraica…: sono stato io per primo a imparare e spero che altri poi possano imparare a loro volta, dal libro. Il culmine del viaggio è stato Auschwitz, appena entrati nel campo, ho avvertito quasi un cambiamento nell’aria che si respirava, mi ha colpito in particolare la teca dove sono conservate tonnellate di capelli tagliati, una forma di disumanizzazione, perché alla fine era quello lo scopo…».
Interviene Sara: «Io e le altre due mie compagne ci siamo occupate di Sara Colombo incarcerata alla “Nuove” con il numero di matricola 3326, di lei nella scheda carceraria ci è stata fornita una descrizione fisica; è stato come avere di fronte per la prima volta una persona… Una descrizione così tanto dettagliata ci ha restituito qualcosa di tangibile, stavamo riscoprendo una persona, purtroppo è l’unica descrizione trovata. Sono questi particolari che aiutano a mettere in moto dei pensieri, altrimenti la storia rimarrebbe fredda. Una tragedia che dobbiamo ricordare, umana e storica, in modo che non si ripeta, secondo me bisogna farne memoria».
Entrambi sottolineano come il viaggio, avendo vinto un bando e quindi essendo pagato, abbia consentito a tutti di partecipare senza impedimenti di carattere finanziario. Sara vorrebbe ritornare, con la formazione e la consapevolezza di oggi…: «Il percorso è stato utile per mettersi in gioco e cercare informazioni in prima persona, questi viaggi sono importanti servono per avere maggiore consapevolezza sulle vicende mondo». Anche se non segnalano, nella loro scuola, fenomeni evidenti di antisemitismo, «il fatto stesso che quando le pietre sono state imbrattate sia partita la mobilitazione, fa riflettere e non è da sottovalutare: io non conosco nessuno direttamente che si professi antisemita, ma se lo incontrassi gli parlerei e gli racconterei la mia esperienza”.
Intanto già si lavora per dare continuità e per “passare il testimone” alle classi più giovani. L’incontro termina con l’informazione della prof.ssa Fraboni, che nel pomeriggio (3 giugno) alle 16 al Polo del ’900 si sarebbe svolta la proiezione di due cortometraggi realizzati da due terze del liceo. Ciascuna classe ha lavorato su tre delle sei donne per realizzarne una sorta di biografia.
* Nel vostro nome, a c. di A. Maurini e S. Fraboni.
- Yad Vashem, Gerusalemme è l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah. Ha il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la Shoah, preservando la memoria di ognuna delle sei milioni di vittime per mezzo dei suoi archivi, della biblioteca, della Scuola e dei musei.
- La Fondazione Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea) è il principale istituto in Italia per la storia e la documentazione sulla Shoah. È impegnato in attività per la divulgazione e la ricerca storica e la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti e dei rappresentanti di vari ambiti della realtà sociale: giornalisti, Forze dell’ordine, magistrati, guide turistiche e operatori culturali in generale.