Andare oltre il lamento e il senso di fatica
Un giorno una parola – commento a Luca 5, 5
Io dicevo: «Invano ho faticato; inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza; ma certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa è presso il mio Dio»
Isaia 49, 4
Simone rispose a Gesù: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti»
Luca 5, 5
Non siamo pescatori, ma conosciamo tutti – immagino – il senso di delusione e di fatica che traspare nelle parole di Simone. Questo impetuoso discepolo, che dovrà molto apprendere nel suo cammino, conosce bene il suo mestiere. Rispetto a quello, si potrebbe pensare, non ha bisogno di insegnamenti da parte di Gesù. I pescatori escono la notte e ritornano a riva verso l’alba: il giorno non è fatto per la pesca.
Quante volte, anche noi – esperti nelle faccende lavorative e più in generale nel vivere la vita – siamo rientrati dopo la fatica affrontata al largo con la delusione di non aver raggiunto i risultati sperati? Quante volte ci è parso (ci pare) che tutti gli sforzi siano stati inutili? Quante volte avremmo voluto semplicemente poterci lamentare, per quella che sembra essere un’ingiustizia, diretta proprio contro di noi?
Simone reagirebbe probabilmente allo stesso mondo. A cambiare il suo atteggiamento è soltanto una parola: la parola che Gesù gli ha rivolto. Quella parola che intercetta l’esistenza di Simone anche in quel campo di vita e di lavoro rispetto al quale si considera esperto. Anche lì, il Signore vuole orientare la nostra vita nella capacità di andare oltre il lamento e il senso di fatica. Anche lì, il nostro sguardo è portato a cogliere ciò che può esserci oltre il nostro senso di autosufficienza rispetto a ciò che facciamo.
Forse, anche in questo giorno siamo invitati a gettare le nostre reti, secondo la sua parola. Amen.