La Buona novella. Da Collegno menti liberate
La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie
Fol in piemontese significa “scemo”. Lo “scemo” era, fino ad alcuni decenni fa, purtroppo rinchiuso, nascosto alla vista di tutti. E, sempre per il Piemonte (ma non solo), il luogo deputato a nascondere era Collegno, dove sorgeva uno dei più grandi manicomi d’Italia (migliaia di persone, molte delle quali entravano bambini e non ne uscivano più, con tragici racconti di catene e torture). Poi è arrivato Basaglia. Alla “Certosa” (come era comunemente chiamato il manicomio) il muro di cinta viene letteralmente abbattuto dall’esterno e a fine anni ’70 inizia una nuova era, un nuovo mondo per il disagio e la malattia mentale.
Oggi la Certosa è qualcosa di molto diverso: dentro ci sono “pezzi” del Comune di Collegno, la sede dell’Asl e di alcuni Servizi a essa collegati, una scuola, un parco (dedicato al generale Dalla Chiesa), ma è diventata soprattutto un luogo di festa e di ritrovo per grandi eventi musicali.
Inizia poi giovedì 4 giugno e continua fino all’8 il «Collegno fol fest – Straordinaria follia». Quinta edizione per un festival ricco di ogni tipo di iniziative. Dagli eventi con nomi conosciuti come Carlo Lucarelli, che racconta la vicenda dello “smemorato di Collegno”, e Umberto Galimberti a un’infinita serie di iniziative (programma completo su www.collegnofolfest.it) che vanno dai percorsi culturali, alle mostre, alle installazioni artistiche, ai concerti, ai workshop… il tutto all’interno dei muri che hanno visto tanto dolore e che oggi invece sono stati riconvertiti.
«Perdutamente, dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi» è il filo conduttore del festival di quest’anno, ed è un invito a tutti e tutte per non dimenticare questo pezzo di storia e per essere, oggi, parte attiva di un mondo diverso per affrontare la malattia mentale e il disagio.