Una rete perché ogni persona possa sentirsi accolta nelle comunità
La Giornata contro omofobia, bifobia e transfobia del 17 maggio ci ricorda l’impegno contro ogni forma di discriminazione. A colloquio con Emanuele Crociani (Refo+)
La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia si celebra il 17 maggio per promuovere azioni di sensibilizzazione contro la violenza e la discriminazione verso le persone LGBTQIA+.
Accanto a ciò nel 2007 vengono ideate le “Veglie per il superamento dell’omotransfobia” grazie all’iniziativa del gruppo cristiano LGBT Kairos di Firenze, che reagì al tragico suicidio di un giovane gay a Torino. In quell’anno furono organizzate veglie di preghiera in 14 città, dando il via a un movimento che avrebbe assunto dimensioni sempre più ampie. Fin dal principio il coordinamento delle iniziative è stato gestito dal gruppo Progetto Gionata, realtà di servizio che favorisce l’accoglienza, la formazione e l’informazione dei cristiani LGBT, dei loro familiari e degli operatori pastorali, nonché il dialogo su questi temi con le diverse realtà cristiane.
Sono passati diciannove anni e gli eventi riguardano ora tutta Italia con decine e decine di eventi ecumenici organizzati. Ogni anno le veglie sono accompagnate da un versetto biblico o da una frase simbolica votata dal pubblico con un sondaggio, strumento per orientare la preghiera e dare voce a ciò che spesso resta inascoltato: la paura e il coraggio, la ferita e la dignità, l’esclusione e l’accoglienza, la libertà e l’amore che non abbandona. «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome» (Isaia 43, 1) è quello prescelto per l’edizione 2026 delle veglie.
Ne abbiamo parlato con Emanuele Cruciani, co-presidente – insieme a Emma Ammarilli Ascoli –della Refo+, Rete Evangelica Fede Orientamenti Generi.
– La Refo nasce nel 1998 come Rete Evangelica Fede e Omosessualità, poi nel tempo ha cambiato le parole dell’acronimo e ha aggiunto un “+”…
«Esatto. Si è trattato di scelte di inclusività. Da un lato per estendere oltre le persone omosessuali la nostra rete, perché si conoscono ancora poco le realtà che hanno a che fare con orientamenti sessuali differenti, quali a esempio le persone bisessuali, trans, intersessuali e varie altre che si potrebbero elencare e che hanno bisogno di sentirsi veramente amate e accolte per quello che sono».
– Anche nelle chiese protestanti italiane storiche…
«Nelle nostre chiese è stato fatto molto, sono stati approvati importanti documenti a riguardo, su tutti quello che riguarda le benedizioni per le coppie omosessuali. Anche qui come nella società, di cui del resto le chiese fanno parte, serve ancora una maggiore comprensione delle differenti tipologie di sessualità, come elencavamo prima. Refo+ si è quindi dato un nome e un acronimo più lungo per un compito che nel tempo è diventato più vasto e differenziato».
A proposito di impegno, le giornate del 17 maggio e le veglie sono iniziative che ci portano a riflettere anche sul percorso, a volte veramente faticoso, delle persone con differenti orientamenti sessuali all’interno delle chiese. Spesso ci sono testimonianze di grande delusione e sofferenza proprio perché l’aspetto della fede, così importante nelle vite di alcune persone, deve essere accantonato perché non viene accettata l’identità personale con cui esse si presentano, e quindi di fatto viene tolta loro una parte importante della vita.
«Di omosessualità si parla nelle chiese, addirittura la Chiesa cattolica senza clamori arriva ad aprire ad alcuni riconoscimenti, e posso dire che nelle nostre chiese riformate non vi sono discriminazioni, se non in pochi e pur gravissimi casi. Il problema è appunto il trattamento delle altre minoranze. Poi ci sono persone che provengono magari da altre chiese e che hanno subito delle grosse delusioni o dei grossi dolori. Abbiamo quindi questo compito di far sentire tutte le persone amate e accolte».
– È una questione certamente culturale, ma possiamo aggiungere, nel caso delle chiese, che si tratta anche di questioni teologiche?
«Credo proprio di sì, credo che serva una teologia diversa, una teologia che guardi al mondo con gli occhi delle persone escluse dalla società. Gesù, del resto, i miracoli e le parole più belle le ha dedicate, non tanto forse ai discepoli, ma alle persone davvero emarginate, ai malati di lebbra oppure ad altri malati, alle persone zoppe, ai ciechi, a coloro che al tempo erano davvero in condizioni molto precarie».
– Con questa ottica sembra particolarmente significativo il versetto che è stato scelto quest’anno, che ci richiama in qualche modo a valorizzare la singola persona in tutte le sue sfaccettature…
«Sì, effettivamente mi ha commosso molto la scelta e mi ha fatto anche pensare a una cosa molto bella che avevo letto in un articolo di un’associazione LGBT, in cui si diceva che in realtà ogni persona ha una propria sessualità. Ecco, quindi noi magari sentiamo a volte il bisogno anche normale dell’essere umano di creare delle categorie, anche per potersi parlare, per potersi capire; però in realtà ogni persona ha un proprio modo di vivere la sessualità, un proprio modo di percepire il genere, ognuno in maniera differente: siamo tutti però amati da Dio».
Sul sito di Riforma e del Progetto Gionata si può trovare l’elenco aggiornato di eventi previsti in queste settimane.