Résister. Rimozione forzata

L’appuntamento con la rubrica di Riforma dedicata alle donne che resistono 

 

La più nota è George Eliot, pseudonimo di Mary Ann Evans, una delle più note scrittrici dell’epoca vittoriana, autrice di Middlemarch, «il romanzo inglese per eccellenza, che si rinnova a ogni generazione», come lo definiva Martin Amis, un altro grande scrittore britannico recentemente scomparso. Eliot, come è noto, firmava i suoi libri con un nome maschile per essere presa sul serio e per schivare i preconcetti sessisti che l’avrebbero confinata nella letteratura minore, «per signore».

 

Sono passati quasi due secoli ma i pregiudizi sulle donne che scrivono godono di ottima salute: basti pensare a J. K. (Joanne) Rowling, la profilica autrice della saga di Harry Potter, che ha usato solo le iniziali perché l’editore temeva che una donna allontanasse i lettori. E, più in generale, allo stereotipo duro a morire che le donne scrivano libri “rosa”, o “romance”, come si chiama oggi il genere letterario che ha al centro una storia d’amore a lieto fine.

 

La grande ricchezza della produzione letteraria delle donne, soprattutto fra Otto e Novecento, viene così schiacciata, incompresa, segregata, ignorata: in una parola, rimossa, con un grave danno culturale collettivo.  Johnny Bertolio ne parla nel saggio L’ha scritto lei, ma…, edito da Tlon, in cui traccia un quadro disarmante della misoginia nella critica moderna: le autrici vengono sospettate a priori di scrivere opere non originali, autocentrate, sentimentali.

 

Eppure le scrittrici, pur escluse dai canoni della letteratura “alta”, esistono e sono moltissime, anche se di tutta questa creatività (oggi solo in parte recuperata) conosciamo solo la punta dell’iceberg delle più note, dalle sorelle Brontë a Elsa Morante. Proprio Morante, peraltro, fu definita «patetica» e «bamboleggiante» da alcuni autorevoli colleghi scrittori quando uscì La Storia, nonostante lo strepitoso successo editoriale. O forse proprio per questo.

 

 

«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».

 

 

Immagine: George Eliot (Mary Ann Evans) . Di François D’Albert Durade . Falling into the Open (Dominio pubblico)