Stop ai bombardamenti in Libano!
La Comunione Mondiale delle Chiese Riformate condanna i distruttivi attacchi aerei israeliani
La Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (Wcrc) condanna «i devastanti raid aerei israeliani che hanno colpito Beirut e diverse zone del Libano l’8 aprile 2026, unendosi alla comunità ecumenica mondiale nell’esecrare questo attacco contro i civili».
Poche ore dopo l’annuncio, l’8 aprile, di un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, Israele ha lanciato la sua più pesante ondata di bombardamenti sul Libano, uccidendo oltre 250 persone in quella che è diventata la giornata più sanguinosa della guerra, iniziata quasi sei settimane fa. Da allora, Stati Uniti e Israele hanno contestato la portata dell’accordo: il presidente Trump ha definito il Libano «una scaramuccia a parte» e il primo ministro Netanyahu ha dichiarato che il cessate il fuoco «non vincola Israele in Libano».
In meno di dieci minuti, l’esercito israeliano ha colpito oltre 100 obiettivi a Beirut e nelle regioni circostanti. Il ministero della Salute libanese riferisce che questi attacchi hanno causato almeno 254 morti e oltre 800 feriti. Gli obiettivi erano quartieri residenziali: case, infrastrutture civili e il tessuto stesso della vita quotidiana.
«Ma non dobbiamo parlare solo di oggi. Dobbiamo parlare del modello» recita il comunicato della Comunione mondiale di chiese riformate.
«Negli ultimi tre anni, il mondo ha assistito alla distruzione di Gaza. Abbiamo visto decine di migliaia di persone morire di fame, quasi due milioni sfollare e la sistematica distruzione delle condizioni stesse per la vita. Eppure, la macchina del commercio globale ha continuato a girare. Non possiamo permettere che questa diventi la norma.
Rifiutiamo questa normalizzazione della morte di massa nella regione e nel mondo. Rifiutiamo l’idea che possiamo consumare immagini di palazzi bombardati e bambini feriti come rumore di fondo della nostra vita quotidiana. Il bombardamento di Beirut non infligge solo distruzione fisica; acuisce l’inimicizia e la divisione che negano l’opera di riconciliazione di Cristo. Rifiutiamo qualsiasi teologia o strategia politica che utilizzi una forza militare schiacciante per imporre separazione e odio, ostacolando così la visibile unità dell’umanità per la quale Cristo ha pregato».
«Ciò a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese – prosegue il testo – è una grottesca manipolazione della diplomazia: è stato annunciato un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, eppure subito dopo le bombe sono cadute sul Libano. Questa non è pacificazione; è un tradimento. La confessione di Belhar ci invita a respingere qualsiasi “ideologia e falsa dottrina” che utilizzi il linguaggio della sicurezza per legittimare l’uccisione indiscriminata di civili.
E, per usare le parole della Dichiarazione di Belhar, “Dio, in un mondo pieno di ingiustizia e inimicizia, è in modo speciale il Dio dei bisognosi, dei poveri e degli oppressi”. Pertanto, la Chiesa deve opporsi all’ingiustizia. I 254 morti non sono statistiche o semplici numeri; sono coloro che hanno subito un torto, con i quali Dio si schiera. Gli 800 feriti sono i bisognosi a cui siamo legati. Di conseguenza, dobbiamo testimoniare “contro tutti i potenti e i privilegiati che perseguono egoisticamente i propri interessi e in tal modo controllano e danneggiano gli altri”.
La tradizione riformata ha sempre insistito sul fatto che la Parola di Dio non è un’astrazione lontana, ma una critica viva di ogni potere che pretenda lealtà assoluta. La famiglia riformata si è a lungo battuta per la giustizia, la pace e l’integrità del creato. In questo momento, riaffermiamo che nessuna rivendicazione religiosa o politica giustifica la distruzione di interi quartieri e l’uccisione di centinaia di persone in un solo giorno. Preghiamo per i feriti, piangiamo i morti e alziamo la voce finché i bombardamenti non cesseranno».