Chiese evangeliche in Italia, aiuti umanitari per il Libano
Piano di intervento mirato per il sostegno della popolazione locale
Il più pesante attacco sferrato da Israele su Beirut, nel primo giorno del cessate il fuoco concordato tra USA e Iran. Il Libano si trova nuovamente coinvolto nelle conseguenze del conflitto in Medioriente, a seguito di una nuova fase di scontri tra Israele e Iran. L’intensificarsi delle tensioni e delle operazioni militari lungo il confine meridionale del Paese e a Beirut ha provocato morti – erano già oltre 1500 persone dal 2 marz0, secondo il Ministero della Salute libanese, e più di 180 morti solo nella giornata dell’8 aprile – e centinaia di migliaia di sfollati.
Le conseguenze umanitarie sono rilevanti e riguardano centinaia di migliaia di persone, molte delle quali si trovano oggi in condizioni di estrema vulnerabilità, con accesso limitato a servizi essenziali, assistenza sanitaria e beni di prima necessità. La situazione risulta particolarmente delicata anche a Beirut, città già duramente colpita negli ultimi anni da crisi economiche e sociali, dove la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) è presente dal 2016 attraverso il programma dei Corridoi Umanitari e Medical Hope, sostenuti dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese e dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI).
In questo quadro, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che ha condannato l’escalation con una nota del Consiglio, ha anche avviato un piano di intervento mirato per il sostegno della popolazione locale forzatamente sfollata e le famiglie più vulnerabili. L’obiettivo è fornire un supporto immediato e concreto alle persone colpite dalla crisi, contribuendo a mitigare l’impatto del conflitto su una popolazione fragile già duramente colpita.
Alle numerose persone e famiglie libanesi in stato di emergenza, si aggiunge infatti circa un milione di profughi siriani ancora presenti nel Paese, molti costretti a fare rientro in Siria pur non trovando condizioni di sicurezza adeguate. Oltre a loro, si aggiungono anche varie centinaia di lavoratori migranti abitanti della Dahyieh, che spesso già vivevano in condizioni di seria vulnerabilità.
La sicurezza alimentare rimane un punto critico, con 1,17 milioni di persone in condizioni di povertà alimentare, si stima in tutto che il 92% delle donne e il 97% dei bambini e bambine vivano una povertà alimentare da moderata a severa. Non meno critica la situazione sanitaria, già stressata dai drastici tagli ai fondi USAID e un sistema perlopiù basato su una sanità privata dai costi proibitivi. A questo, si aggiunge l’attuale condizione di precarietà causata dal conflitto in corso, con bisogni di assistenza sempre più urgenti.
Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della FCEI, ha quindi avviato la distribuzione di pacchi famiglia con beni di prima necessità (alimentari, igienici, per anziani e minori), medicinali e supporto medico di base.
L’obiettivo generale dell’intervento emergenziale in Libano è di fornire assistenza immediata attraverso l’erogazione di beni di prima necessità alla popolazione vulnerabile che vive a Beirut, e proseguire nel supporto medico. Beneficeranno degli aiuti famiglie, uomini, donne e bambini, pazienti già seguiti e presi in carico da Medical Hope, persone sfollate rifugiatesi nelle strade di Beirut, senza alloggio, possibilità economiche o di sostentamento. L’intervento intende distribuire kit di primo supporto per un periodo iniziale di circa tre mesi. Inoltre, nella clinica di Medical Hope a Geitawi, grazie agli operatori sul campo della FCEI, sono già previste la distribuzione di farmaci e alcune attività di assistenza medica.
«La nostra solidarietà alla popolazione libanese sempre più colpita anche in queste ore dalle bombe e dalla violenza – dichiara Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – . Per noi che lavoriamo in Libano da diversi anni è particolarmente doloroso assistere alle immagini di distruzione e dolore. Auspichiamo un cessate il fuoco il prima possibile e una soluzione pacifica di ogni conflitto».