Pregare significa affidarsi a Dio

Un giorno una parola – commento a Matteo 6, 8

 

 

Non essere precipitoso nel parlare e il tuo cuore non si affretti a proferir parola davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra. Le tue parole siano dunque poche

Ecclesiaste 5, 2

 

 

Dice Gesù: «Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate»

Matteo 6, 8

 

Gesù ci consegna una verità semplice e disarmante: “Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate”. Questa parola non rende inutile la preghiera, ma la rende più vera. Non preghiamo per informare Dio, ma per entrare in relazione con Lui.

 

Spesso nella preghiera portiamo le nostre paure. Pensiamo di dover spiegare tutto, trovare le parole giuste, ripetere molto per essere ascoltati. Ma Gesù ci libera da questa fatica. Dio non è un giudice severo da convincere, né una forza da piegare con formule o insistenze. È Padre. Conosce già il nostro cuore, le nostre ferite, i desideri più profondi e anche ciò che non riusciamo a dire.

 

Per questo la preghiera cristiana non è magia, né un mezzo per ottenere qualcosa con molte parole. È fiducia. È stare davanti a Dio così come siamo, poveri e veri, lasciandoci guardare e amare. Pregare significa dire con semplicità: “Padre, tu sai. Io mi affido a te”.

Questa fiducia ci libera anche dall’ansia. Se il Padre sa ciò di cui abbiamo bisogno, allora non siamo soli sotto il peso della vita. Possiamo smettere di affannarci come se tutto dipendesse soltanto da noi e imparare a cercare prima di tutto il Regno di Dio. Nel suo amore fedele troviamo ogni giorno la forza di ricominciare.

 

La preghiera cambia il cuore, lo rende più semplice, più docile, più capace di affidarsi.

Oggi possiamo restare davanti a Dio con serenità. Lui sa già ciò che portiamo nel cuore e ci accoglie così come siamo. Preghiamo l’Eterno Padre perché ci insegni ad affidarci a Lui con cuore fiducioso. Amen.