Torino, città delle minoranze religiose

Un convegno a poche settimane dall’approvazione della legge regionale sulla memoria del 1848

 

Il 17 febbraio è una data alla quale molti e molte di noi sono particolarmente affezionati. La firma da parte di Carlo Alberto delle Regie Lettere Patenti mette fine alle discriminazioni e persecuzioni delle minoranze valdese ed ebraica, riconoscendo anche a questi cittadini e cittadine diritti civili e politici: un fatto storico di grande importanza che ancora oggi è ricordato con iniziative culturali e con il falò della libertà, non solo a Torino e nelle valli valdesi, ma in tutta Italia. Il 17 febbraio è una festa, un momento di riflessione che è certamente legata storicamente al mondo valdese, ma non è vissuta in modo esclusivo e circoscritto, è vissuta pensando a chi queste libertà non le ha ancora raggiunte. Ecco che allora questa giornata, così particolare, diventa motivo di impegno civile per affermare il rispetto delle minoranze e i diritti di cittadinanza.

 

Dal 24 febbraio scorso, grazie alla proposta di legge della consigliera Monica Canalis, la Regione Piemonte ha approvato all’unanimità la legge numero 6/2026 che istituisce la Giornata regionale della memoria delle Regie Patenti del 1848, ogni anno il 17 febbraio. La legge regionale non si limita a una funzione commemorativa, ma rappresenta un atto giuridico, politico e simbolico attraverso cui il Piemonte contribuisce al riconoscimento delle minoranze e al pluralismo religioso.

L’occasione per discutere e ragionare sull’importanza e sull’attualità di questa legge è stata il convegno dal titolo «La cittadinanza delle minoranze. Dai fatti del 1848 ad oggi» (relatori: Monica Canalis; Giovanni Boggero, docente di Diritto Costituzionale; Valentino Castellani, Comitato Interfedi di Torino; Dario Disegni, Comunità ebraica di Torino; Stefania Palmisano, docente di Sociologia della religione. Bruna Peyrot, Fondazione Centro culturale valdese; Giuseppe Platone, Società di studi valdesi; Valdo Spini, Fondazione Rosselli; Sergio Velluto, Concistoro valdese di Torino).

 

Questa legge nel suo profilo storico intende valorizzare la storia del Piemonte, recuperando i fatti storici riferiti al 1848, favorire la conoscenza dei luoghi e la cultura delle minoranze religiose, sul piano politico ampliare una coscienza civica di rispetto delle minoranze e della loro piena cittadinanza, non solo in riferimento alle minoranze religiose storiche, ma anche guardando alle nuove minoranze che si sono aggiunte nel nostro territorio.

 

Le proposte di legge sulla libertà religiosa in Italia hanno avuto iter travagliati e per diverse ragioni, anche extra parlamentari, non sono arrivate a un esito positivo. In un contesto di pluralità religiosa e di società multietnica, diventa ancor più urgente e fondamentale dare piena attuazione alla Costituzione, affinché venga superata la legge fascista del 1929 e si dia pari dignità e tutela, attraverso una legge quadro, alle diverse confessioni religiose.

La Legge regionale piemontese può essere quindi di stimolo al Parlamento per affrontare con nuovo slancio il tema delle minoranze religiose. Torino e il Piemonte per motivi storici, politici e sociali, sono un territorio di incontro tra le religioni: già nel dicembre 1847 tra le seicento persone che firmarono la petizione per arrivare alle Lettere Patenti per valdesi ed ebrei, settantacinque appartenevano al clero cattolico e anche la chiesa valdese sostenne la comunità ebraica.

 

Il monumento simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, inizialmente, nelle intenzioni dei committenti, doveva essere una sinagoga.

 

Più recentemente, a seguito dell’esperienza delle Olimpiadi invernali nel 2006 in cui si doveva organizzare l’allestimento di luoghi di culto per atleti e accompagnatori al seguito, nasce il Comitato Interfedi: un organismo consultivo di garanzia in materia di dialogo religioso presente nel Comune di Torino, con lo scopo di favorire la conoscenza e il dialogo interreligioso.

Anche l’Università di Torino è un attore particolarmente attento al fenomeno religioso, al governo della diversità religiosa nello spazio urbano e alle sue trasformazioni. Numerosi studi certificano la città come un laboratorio avanzato di pratiche di inclusione delle minoranze religiose.

In questo contesto storico si situa la legge regionale: Torino e il Piemonte come nel 1848 sono un punto di riferimento per quanto riguarda la tutela delle minoranze e la loro piena cittadinanza.

 

Oggi Il panorama religioso si manifesta in forme molto più complesse rispetto al secolo scorso, e accanto al protestantesimo storico composto da battisti, metodisti e valdesi e alle comunità ebraiche, si affacciano altre fedi. Ragion per cui è necessaria una più accurata lettura del fenomeno religioso, ed è necessario sviluppare nuove forme di dialogo e di incontro, affinché non ci sia una “minoranza significativa” ma più minoranze significative in seno alla società piemontese e non solo.