Di segni e di visioni. Una gioia che conosce il dolore
L’appuntamento con la rubrica di Riforma fra arte e spiritualità
Se guardi le sue foto e i suoi autoritratti, Raoul Dufy sembra un uomo impossibilitato a sorridere.
Non è triste, né risentito, neppure angosciato: ha, piuttosto, costantemente l’aria un po’ malinconica di chi deve lasciare un luogo che ama, o non riesce a entrarvi completamente. Un’estraneità al mondo che rende ancora più cocente l’amore che egli vi esprime, racchiuso nel colore, nelle scene di vita sempre luminose, quasi sempre allegre: una vela che si tende, una strada al sole, città attraversate dal vento del mare, giardini, regate, tavole apparecchiate.
Era stato, anche, un fauve – una “belva del colore”, anche se lui di belva aveva poco o nulla.
I suoi erano i tempi di Matisse, dell’eco ancora ben presente di Van Gogh e di Gauguin, dell’impressionismo che si allontanava e del cubismo che avanzava, mentre anche l’arte africana iniziava a entrare nel pensiero artistico europeo e a rendere più evidente il gusto moderno per i contrasti netti e i contorni taglienti.
Dufy traduce tutto questo in tele, incisioni, decorazioni, perfino stoffe; e anche quando, nei suoi ultimi anni, le mani colpite da una grave artrite sembrano volerlo tradire, il suo tratto si fa ancora più libero, quasi musicale. Nel 1950 va a Boston per sottoporsi a una cura sperimentale con il cortisone. Migliora, dedica opere ai suoi medici, ai ricercatori, perfino al farmaco.
Il suo sorriso resta raro, ma non il colore: la sua non è ingenuità decorativa, ma una gioia che conosce il dolore e tuttavia riesce ancora a sottrargli qualcosa. Perché, per Dufy, la bellezza delle piccole cose, la meraviglia della natura e della vita non sono la risposta alle ferite che pure dobbiamo incontrare: sono il sostegno, la consolazione, piccola ma quotidiana.
Come gli alberi dei Salmi, quando battono le mani, o le acque dei fiumi che mandano grida di gioia, mentre il Leviatano nuota felice nel mare che Dio ha creato per dare anche a lui, come a ogni sua creatura, libertà e gioia.