«Fuori i bambini dalle guerre»

Il Consiglio ecumenico delle chiese è profondamente preoccupato per la segnalazione di crimini contro i minori ucraini

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), il pastore Jerry Pillay, ha espresso profonda preoccupazione per le conclusioni della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sull’Ucraina in merito alla deportazione e al trasferimento di bambini ucraini.

«Tali azioni privano i bambini delle loro famiglie, della loro lingua, della loro cultura e della loro patria, infliggendo loro un profondo danno psicologico e spirituale», ha affermato Pillay. «Queste azioni rappresentano una scioccante violazione della dignità che Dio ha donato a ogni bambino e della sacralità dei legami familiari».

Pillay ha inoltre sottolineato che la rimozione e il trasferimento deliberati di bambini per scopi politici o ideologici sono fondamentalmente incompatibili con il diritto internazionale, la morale e i valori cristiani. «Come il Cec ha sempre affermato, l’aggressione armata e le sofferenze che essa infligge, soprattutto ai bambini, sono fondamentalmente incompatibili con la volontà di Dio per l’umanità. Il Consiglio ecumenico delle chiese esprime la sua profonda solidarietà a tutti i bambini coinvolti e alle loro famiglie. Chiediamo alle autorità della Federazione Russa di garantire la trasparenza e la responsabilità che un rapporto di tale gravità esige, anteponendo il superiore interesse di ogni bambino».

Secondo il rapporto della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sull’Ucraina al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, migliaia di bambini sono stati sottratti in territorio ucraino sotto occupazione russa, molti allontanati da istituti e famiglie senza il consenso richiesto dal diritto internazionale umanitario e, a distanza di anni, non sono ancora stati restituiti.Anziché agevolare il ricongiungimento familiare, le autorità russe avrebbero dato priorità al collocamento di questi bambini all’interno della Federazione Russa, anche attraverso cambi di cittadinanza, adozioni o affidamenti.