La democrazia da fare. Fame di verità e giustizia

La rubrica di Riforma ispirata a una frase di Piero Gobetti

 

Una “marea” di persone diverse per scelte politiche, religiose e civili insieme per la dignità, la libertà e i diritti è partita sabato mattina dalla piazza della legalità e della Costituzione (piazza Solferino di Torino) a fianco di Libera contro le mafie in occasione della trentunesima «Giornata della memoria e dell’impegno», per contrastare le mafie.

 

Il corteo, guidato da don Luigi Ciotti – fondatore e presidente di Libera – insieme a oltre 500 familiari delle vittime innocenti, ha raggiunto piazza Vittorio Veneto, dove sono stati letti i nomi delle 1117 vittime di mafia.

 

Tra la moltitudine di partecipanti e oltre a Riforma – Eco delle valli valdesi c’era anche la nostra associazione Articolo 21 liberi di…, presente con due appuntamenti nella stessa giornata: uno spettacolo teatrale con l’attrice Elena Ruzza dedicato alla strategia della tensione e rivolto alle scuole del Torinese (presso l’Aula Magna dell’Università di Torino – Cavallerizza Reale) e un appuntamento al “Polo del ’900” dedicato al giornalismo minacciato, dal titolo «L’informazione oggi tra minacce e bavagli. Perché L’Italia non recepisce l’European Media Freedom Act». Un incontro ben allineato allo slogan scelto da Libera per il 21 Marzo di quest’anno: «Fame di verità e giustizia».

 

La Commissione europea, subito dopo il voto sull’European Media Freedom Act, aveva ri-segnalato all’Italia di adeguarsi alle norme sulla tutela delle fonti e sulle querele bavaglio. Il Regolamento europeo sulla libertà dei media è una normativa europea in vigore dal 2025 atta a tutelare il pluralismo e l’indipendenza editoriale dei media pubblici e privati. Un regolamento nato per proteggere i giornalisti da ingerenze politiche e spyware e per chiedere trasparenza sulla proprietà dei media stessi e monitorare la pubblicità statale. Adeguarsi al Media Freedom Act non è dunque una scelta, una possibilità, è un imperativo. Invece, tutte le decisioni del governo italiano sono sempre state realizzate con le vecchie regole e in contrasto con le raccomandazioni del Media Freedom Act.