Il perdono dei peccati

Un giorno una parola – commento a Salmo 25, 18 e Romani 7, 24-25

 

 

Vedi la mia afflizione e il mio affanno, perdona tutti i miei peccati

Salmo 25, 18

 

 

Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore

Romani 7, 24-25

 

 

La parola “peccato” ci porta immediatamente nella sfera del religioso. Come cristiani, i codici di comportamento ai quali ci riferiamo sono genericamente la Legge di Mosè e, in particolare, il Decalogo, filtrati, però, dall’insegnamento di Gesù; la fonte è, ovviamente, la Bibbia.

Peccato, in senso stretto, è la trasgressione di uno dei precetti della Legge: in pratica, peccato è non aver fatto qualcosa che si sarebbe dovuto fare o, al contrario, avere fatto qualcosa che non si sarebbe dovuto fare. In questa accezione è più logico parlare di peccati, intesi come singoli atti.

 

Il Salmista implora il Signore perché perdoni i suoi peccati, ovverosia i suoi singoli atti di trasgressione alle diverse prescrizioni della Legge, i quali hanno causato uno strappo tra lui e Dio. Solo il divino perdono può ricomporre quel rapporto spezzato.

L’apostolo Paolo, accanto all’idea che il peccato si realizzi nei singoli “atti peccaminosi”, propone quella del peccato come realtà quasi personificata: una sorta di forza, di inclinazione, che opera nell’uomo, nella sua carne, nelle sue membra. Il grido dell’apostolo è di disperazione. In contrasto con quello stato d’animo, ecco un improvviso rendimento di grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

 

Il cambio di tono ricorda quello di certi Salmi, nei quali il lamento si muta all’improvviso in rendimento di grazie, come se l’orante fosse certo dell’esaudimento. E in effetti è così: il grido è stato ascoltato. In Cristo, Dio ha liberato dal peccato il credente, che adesso, per la potenza dello Spirito e unito per fede a Cristo, può camminare secondo lo Spirito, adempiendo così il comandamento della Legge. La giusta relazione con Dio, fondata, al tempo della Legge, sull’osservanza dei diversi precetti, ora, nel tempo della grazia, è compiutamente data nello Spirito, mediante il quale gridiamo “Abbà! Padre!”. Sì, anche noi, e a buona ragione, possiamo dire di tutto cuore: Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.