La croce e il futuro dei popoli
Una riflessione in vista della Pasqua
Sul morire di Gesù sulla croce la generalità degli scritti del Nuovo Testamento afferma che fu un’offerta, un sacrificio, e che come sacrificio riscatta una umanità perduta e ristabilisce la pace tra i popoli. La croce salva l’umanità sofferente, sviata dalla sua vera finalità, incapace di tirarsi fuori dai conflitti sanguinosi.
Il supplizio della croce tutti i popoli dell’Impero Romano. sanno cos’è, perché forse l’hanno visto da vicino. La croce accomuna i popoli sofferenti. I popoli di ogni paese e tradizione sono uniti e non divisi dalla sofferenza.
Ma che cosa significa sacrificio?
Del sacrificio di Gesù sono state date molte spiegazioni. Due in particolare. Una magnifica il gesto. L’altra, invece, vi vede un profondo mistero che deve far parte di ogni ragione. La prima idea si vanta di essere più credibile, ma in realtà obbliga l’essere umano ad accettare il proprio sacrificio come destino sacro, come se la croce di Gesù dovesse servire a questo.
È invece il pensiero di origine ebraica che analizza la croce da un altro punto di vista. Così, tramite gli Apostoli, la croce diventa Patto universale, Patto che unisce e realtà capace di parlare di Pace alla umanità intera.
All’indifferenza verso la sorte di ognuno si contrappone un Dio compartecipante, un Dio che fa un Patto di corpo e sangue con l’umanità. Tale Patto è come l’inizio di una nuova storia. Esso si rivolge a tutte e a tutti. Ognuno è invitato a farne parte, lasciando indietro la morte. Il Patto con l’umanità unisce i popoli e li porta a stabilire tra loro propositi di Pace.
La storia di Gesù mette in corso una storia di riconciliazione dopo aver annullato una storia deviata e perversa. L’essere umano ricupera il senso del tempo quotidiano come impegno fruttuoso e valido della ragione.
La croce però stabilisce tutto questo non genericamente attraverso la sofferenza di un uomo, fosse pure un Dio. Si può seguire Gesù in vari modi, mentre la croce sta oltre e resiste a ogni tentazione nostra di essere la sua copia. Gesù prende il nostro posto, non siamo noi a prendere il suo. Il «per noi» e «al nostro posto» sono espressioni esclusive, per quanto possano esserci inviti a seguire Gesù nel discepolato. La croce ha una sua unicità esclusiva. Sarebbe inconcepibile la matematica moderna senza lo zero che gli arabi vi hanno introdotto secoli fa. La croce rappresenta qualche cosa di simile per la ragione. La croce è come uno zero che uccide il vecchio uomo dell’apparenza e rende vivo il nuovo, non ancora manifesto (a scanso di equivoci), ma effettivo.
Ragione e croce sono state spesso opposte l’una all’altra tanto dai laici quanto dai teologi. Il Nuovo Testamento le unisce, nel senso che la croce entra tanto nella ragione umana quanto nella ragione divina. La corrispondenza tra cielo e terra comporta una ferita aperta dentro la ragione, ferita che sarà tolta solo nel regno dei cieli.
La ragione include la croce come invito permanente ad abbassare i toni e mettersi in discussione. Questo paradosso tiene aperto il futuro libero dei popoli e dell’umanità.