La preghiera cristiana non invoca la vittoria militare
Il Consiglio del Collegio Pastorale dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia prende le distanze dalle preghiere per il trionfo militare e invita a pregare per la pace e il dialogo
«La storia mostra come vi siano state, e purtroppo continuino a esserci, figure religiose pronte a invocare la benedizione divina sulle vittorie sui campi di battaglia; ma l’insegnamento biblico ci orienta decisamente verso una direzione opposta: nella prima lettera a Timoteo siamo esortati a pregare per chi riveste ruoli di responsabilità, ma non per le loro vittorie: piuttosto, per chiedere che chi ha nelle mani l’incolumità di persone inermi prenda decisioni che tutelino la vita, la dignità e la pace: “Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere,… per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità (I Timoteo 2, 1 e ss.)».
Così apre la dichiarazione del Consiglio del Collegio Pastorale Battista dell’Ucebi, l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, che prosegue: «Di fronte alla scelta di alcuni pastori e pastore evangelici aderenti al movimento MAGA di pregare pubblicamente per la protezione di Donald Trump e dell’esercito nel contesto della guerra in Iran, il Consiglio del Collegio Pastorale Battista Ucebi prende le distanze da ogni forma di preghiera che si riduca a un auspicio di trionfo militare, al personalismo e alla volontà di benedire atteggiamenti nazionalistici.
Riconosciamo nella tutela della collettività, e in particolare delle persone più vulnerabili, il vero compito di ogni autorità, e chiediamo una sapienza capace di disarmare i conflitti e di mettere al centro la costruzione della pace attraverso gli strumenti della diplomazia e del dialogo».
Da ucebi.org