La fauna minacciata da uomo e specie aliene
Alcuni esempi di animali che sono presenti nel territorio ma che hanno una storia particolare, fatta di scomparse e ritorni
È in distribuzione in tutto il territorio del pinerolese nell’area sud della provincia di Torino (lo trovate in centinaia di luoghi pubblici, dalle biblioteche ai negozi) il numero di marzo del mensile free press L’Eco delle valli valdesi che potete leggere integralmente anche dal nostro sito, dalla home page di di www.riforma.it. Il numero contiene un dossier dedicato ad una ricognizione sulle specie animali presenti nelle nostre zone, minacciate da essere umano e specie aliene.
Fauna aliena e autoctona. Introduzioni e reintroduzioni. Animali protetti e animali a rischio di estinzione. Cercheremo di raccontare alcune storie, alcuni esempi, per capire meglio la biodiversità e l’ecosistema che ci circonda e soprattutto la sua fragilità, che spesso è minacciata dall’uomo in modo diretto o indiretto. Se per alcune specie la mano dell’essere umano è stata ed è direttamente responsabile della sua precarietà o, nei casi più gravi, della sua estinzione, in altri invece vi sono state introduzioni non correttamente valutate e cambiamenti climatici che favoriscono l’arrivo di animali in areali dove nei secoli scorsi non erano presenti perché le condizioni climatiche non permettevano loro di vivere.
Alzando gli occhi nei cieli delle nostre valli oggi possiamo vedere, se abbiamo fortuna, alcuni esemplari degli avvoltoi delle Alpi. Erano scomparsi all’inizio del XX secolo. Una cultura votata alla superstizione più che alla conoscenza, infatti, additava lo splendido gipeto come rapitore di agnelli e soprattutto di bambini. Facile immaginare quindi come l’uomo si sia accanito e abbia estirpato questo volatile dalle Alpi. Fortunatamente un programma di reintroduzione è riuscito a ripopolare le Alpi stesse, sensibilizzando la popolazione al ruolo fondamentale di questo avvoltoio che, al contrario delle credenze popolari, si nutre soltanto di carcasse. Ossa in particolare. Uno spazzino delle montagne insomma… con buona pace di chi per secoli lo ha creduto qualcosa di simile al demonio.
Se abbassiamo un poco lo sguardo e scendiamo in montagna, in collina, nelle zone boscate gli ungulati la fanno da padrone. Dello stambecco abbiamo più volte parlato. Cacciato (trofei e presunte proprietà terapeutiche di alcuni suoi organi) e praticamente estinto dal territorio alpino (salvaguardato solo nel parco del Gran Paradiso, di cui è anche il simbolo), viene reintrodotto a partire dagli anni ’70 del Novecento con successo, al punto di attivare una discussione sulla sua nuova cacciabilità. Ma è veramente necessario? Pensiamo di no. Il capriolo era un ungulato sconosciuto ai nostri bisnonni. Scomparso nel periodo della Prima Guerra mondiale, è stato reintrodotto e oggi è una presenza stabile. Cervi e daini: due storie differenti con il primo che, cacciato e praticamente estinto, è tornato a popolare le Alpi piemontesi grazie a reintroduzioni spontanee o meno. Il daino invece è stato introdotto, principalmente nelle tenute di famiglie aristocratiche. Finiamo con il cinghiale: in Piemonte si estinse nel XVIII secolo, come in tutto il Nord-Italia. Ricomparve un secolo fa sulle Alpi sud-occidentali e da qui si diffuse su tutto il territorio. L’attuale sua presenza capillare in tutto il Piemonte si deve anche alle massicce opere di immissione, con individui di dubbia provenienza o incrociati con i maiali.
Infine ci sono animali che danno meno nell’occhio, ma che concorrono a creare l’ecosistema e far sì che esso sia ricco e “funzioni”. Parliamo della salamandra di Lanza così come dell’ittiofauna. Quest’ultima è forse quella più “delicata”; soggetta ai cambiamenti climatici e messa in pericolo da animali alieni. Il Wwf lancia il suo grido d’allarme. «Lo stato dell’ittiofauna italiana d’acqua dolce testimonia purtroppo molto bene questa situazione: la red list dell’IUCN (2022) evidenzia come 35 specie su 56, pari al 63% del totale, sono minacciate di estinzione in modo più o meno immediato e due specie sono già estinte in Italia: lo storione comune e lo storione ladano. Sono in “pericolo critico”, cioè vicinissime all’estinzione, ben 15 specie». La causa principale? «Purtroppo, nonostante i chiari indirizzi europei e il riconosciuto grave impatto delle specie aliene, si registrano ancora maldestre iniziative di immissione di specie ittiche che diverse Regioni e Province continuano a promuovere, solo per favorire la pesca a fini ricreativi. Possibile che i pescatori nostrani non possano accontentarsi di insidiare l’autoctona e pregiata Trota marmorata. E magari tutelarne le popolazioni invece di chiedere di immettere specie come la “nordamericana” Trota iridea?».