Libertà religiosa e democrazia

La soddisfazione della moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta dopo l’approvazione in Piemonte di una legge che istituisce il 17 febbraio la Giornata della memoria delle regie patenti del 1848

 

La Regione Piemonte ha una legge regionale, approvata in data 24 febbraio, che individua nel 17 febbraio una giornata nel proprio calendario civile per ricordare le Lettere Patenti con le quali re Carlo Alberto concesse ai valdesi, nel 1848, i diritti civili e politici. Alcune settimane più tardi (il 29 marzo) un provvedimento analogo fu preso per i cittadini di religione ebraica. La legge è stata approvata all’unanimità, dopo il passaggio in Commissione, e ha come prima firmataria la consigliera Monica Canalis (Pd), che molto si è spesa per questo provvedimento.

 

La consigliera infatti, ricordando nelle pagine cittadine del Corriere della sera (27/2) che nel centro di Torino sorsero la sinagoga e il tempio valdese, ha sottolineato che «La libertà religiosa e l’uguaglianza dei cittadini a prescindere dal credo professato è una conquista pionieristica piemontese che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta, dopo la parentesi delle leggi razziali, sino alla Costituzione italiana del dopoguerra e permane come impegno attuale. In un’Italia in cui le identità religiose e culturali si evolvono, ritengo fondamentale che il nostro territorio continui a promuovere l’eguale libertà delle confessioni religiose, termometro di ogni altra libertà e tassello essenziale della convivenza democratica. Ricordare le conquiste giuridiche della storia del nostro Piemonte può contribuire a far crescere la sensibilità verso quei Paesi del mondo in cui la libertà religiosa è ancora negata e verso quelle fedi religiose che in Italia attendono tutt’ora un riconoscimento».

 

Dal canto suo, la relatrice di maggioranza del provvedimento, Marina Bordese (Fratelli d’Italia) ha evidenziato «la possibilità di sottolineare, in un’Italia in cui le identità religiose e culturali sono in continua evoluzione, il principio dell’eguale libertà delle confessioni religiose e il carattere di laicità delle istituzioni pubbliche». 

«Vi sono diverse buone ragioni per rallegrarsi di questa legge regionale – è il commento della diacona Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese –. La prima è ovviamente legata al riconoscimento del valore civile di una data storica per il Piemonte come tappa significativa del lungo, faticoso cammino di affermazione di fondamentali libertà nel nostro Paese; e direi anche di una concezione estesa e qualificata della cittadinanza, che valorizza il pluralismo come risorsa per l’edificazione di comunità più umanamente ricche, solidali e pacifiche. La seconda ragione, pensando agli orrori dei conflitti che lacerano il mondo intero (spesso con la strumentalizzazione di motivazioni religiose) è l’alimento di speranza che la ricorrenza può fornire, concentrando l’attenzione su terre come le Valli valdesi, che per secoli sono state scenario di persecuzioni e conflitti determinati da odi feroci nutriti dall’intolleranza, e oggi si offrono come terre di pace, accoglienza e riconciliazione. La terza buona ragione nasce da ciò che dovrebbe sempre essere una giornata della memoria: uno strumento di rafforzamento della coesione di una comunità territoriale intorno a valori e principi elevati a fondamento di unità».

 

Soddisfazione anche in un comunicato congiunto, diffuso dalla chiesa valdese di Torino e dalla Comunità ebraica della città, a firma del presidente della Comunità stessa, Dario Disegni, e del presidente del Concistoro valdese Sergio Velluto, riportato dal sito chiesavaldese.org: «La nuova legge vuole essere non soltanto una celebrazione di un momento significativo nella storia del Piemonte, ma uno stimolo a difendere la conquista della libertà religiosa nel nostro Paese in un contesto di laicità dello Stato e di pacifica convivenza e collaborazione tra le diverse confessioni religiose, che rappresentano una ricchezza per la nostra società».

Molto tempo è passato da quel lontano 1848, e da quella “concessione” da parte del sovrano. La legge regionale del Piemonte può essere di impulso alla politica italiana affinché si possa pervenire a una legge generale sulla libertà religiosa. Una lacuna rimarcata da Valdo Spini, già ministro e deputato: «Le Intese in atto riguardano oggi ben tredici confessioni religiose, ma rimane tuttora scoperta l’attuazione costituzionale per chi non è in grado o non vuole stipulare un’Intesa con lo Stato. In altri termini, occorre una legge quadro sulla libertà religiosa di cui il Parlamento si è occupato in passate legislature ma senza arrivare a una conclusione. In tal senso l’iniziativa di Monica Canalis e del Piemonte può anche costituire uno stimolo in questa direzione».

 

La conclusione della moderatora Trotta è di portata ancora più ampia: «Ecco, in un tempo in cui, purtroppo, altre giornate della memoria sempre più spesso vengono sentite e vissute come “di parte” e quindi motivo di divisione invece che di unità, vi è la buona notizia di come si è giunti all’approvazione di questa legge: proposta da una consigliera di un partito di minoranza, ha trovato la strada per coagulare, alla fine, l’amplissimo consenso di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Un esempio di un sano spirito democratico che, da credenti e cittadini, speriamo possa ispirare sempre più le relazioni politiche e il dibattito pubblico all’interno della società civile».

 

 

Foto di Federico Tisa