Napoli. Sperare cantando
Un workshop di canto gospel con l’”Euphoria” ha riunito persone da diverse parti d’Italia
Venerdì, sabato e domenica (30 gennaio-1° febbraio) è stata una full immersion nel canto gospel.
Partecipanti: 54; organizzazione a cura dell’Euphoria Gospel Choir; comunità ospitante: la chiesa battista di Napoli – via Foria.
Il workshop Sing Your Joy era alla sua terza edizione, il tema scelto per quest’anno era la speranza.
Obiettivo: “Da zero al concerto”, cioè l’insegnamento di alcuni canti finalizzato a un concerto conclusivo.
Circa la metà delle e dei partecipanti erano membri del coro Euphoria, gli altri erano persone che condividevano l’esperienza del canto corale per la prima volta o avevano frequentato una delle precedenti edizioni; alcuni erano napoletani, altri venivano da Torino, Genova, Roma, Milano.
La proposta era di calare l’insegnamento dei canti, che hanno poi formato l’ossatura del concerto della domenica pomeriggio, in un’atmosfera di comunità, in uno stare insieme teso a tessere nuove relazioni o a nutrire amicizie già esistenti. Partecipare al culto della chiesa locale e condividere i pasti sono stati aspetti essenziali dell’esperienza.
Il cantare insieme si accompagnava poi all’invito a riflettere sul senso e sulla storia del gospel come canto di fede, resilienza, espressione di anelito di libertà, di unità, di senso.
Il tutto nutrito dall’insegnamento appassionato della vocal coach Annalisa Madonna, dalla guida e dalla straordinaria energia del maestro Emanuele Giovanni Aprile, e dall’impegno generoso del gruppo organizzativo che ha curato con puntualità e gentilezza ogni dettaglio.
I canti proposti erano tutti diversi e ciascuno era corredato dai riferimenti biblici che li avevano ispirati. Così si apprendeva che il gioioso e ritmato gospel You are worthy to be praised (Tu sei degno di essere lodato) di Judith McAllister riprende alcuni versetti dell’Apocalisse, testo fortemente simbolico di resistenza spirituale in un tempo di sofferenza e persecuzioni. Dunque la lode a Dio è stata intesa come sovversiva protesta contro ogni arroganza.
E cantando le struggenti note dell’antico negro spiritual Deep River, i partecipanti erano rimandati alla storia biblica del passaggio del Giordano, simbolo di viaggio verso la terra promessa di un popolo a lungo schiavo. Oggi, si è detto, il “fiume profondo” è il Mediterraneo, solcato da fragili imbarcazioni stipate di un’umanità dolente in attesa di una terra che li accolga in pace. E quanti, anche oggi, annegano nel fiume profondo senza che alcuno li salvi!
E ancora una benedizione attraverso il canto contemporaneo God is good (di Jonathan McReynolds), che recita in traduzione: «Che le tue lotte ti tengano vicino alla croce, che le tue difficoltà mostrino che hai bisogno di Dio. Che le tue battaglie finiscano come dovrebbero; che i tuoi giorni peggiori dimostrino che Dio è buono. Che tutta la tua vita dimostri che Dio è buono».
Non un generico “buon auspicio” ma una benedizione che fa i conti con la realtà della vita e, dentro le sue contrarietà, chiede che il e la credente non fugga dalla croce ma in essa provi il bisogno di Dio, e nel travaglio dei giorni peggiori dichiari che Dio è buono.
Il canto è gospel, cioè è Vangelo, solo in quanto mostra una direzione, quella di un popolo che spera e cammina insieme verso la libertà e la giustizia. Per tutti.