Ddl immigrazione. Verso l’infinito e oltre

Una “stretta” che va al di là delle decisioni europee. Minori non accompagnati: il settore più delicato

 

Il meccanismo, grossolano e prevedibile, eppure funzionante, è sempre lo stesso: si crea artificialmente un “nemico” al quale attribuire tutte le disfunzioni del sistema, si produce una narrazione semplificata, emergenziale e polarizzata in uno scontro tra noi e loro, si cavalcano le paure e si riducono i diritti. Il nemico di ieri, del recente pacchetto sicurezza preparato dal Governo, sono le piazze, dove si esercita il dissenso, una contro-narrazione e una sana partecipazione alla vita democratica. Il nemico di oggi, invece, sono gli stranieri, un capro espiatorio sempre straordinariamente funzionale che va criminalizzato, bloccato, espulso. E allora, rincorrendo il consenso, l’11 febbraio scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che contiene norme per rendere più rigida la gestione dell’immigrazione.

 

Viene introdotto così il cosiddetto blocco navale, cioè la possibilità di vietare temporaneamente (fino a sei mesi!) l’attraversamento del limite delle acque territoriali in presenza di una minaccia grave per la sicurezza nazionale, come nel caso di rischio di terrorismo o di pressione migratoria eccezionale. In questo caso, le persone migranti che si trovano a bordo delle imbarcazioni sottoposte a blocco navale possono essere condotte anche verso Paesi terzi con cui l’Italia ha stipulato accordi.

Tralasciamo, per questioni di spazio, considerazioni, apparentemente pedanti, sulla legittimità di questa norma che in un colpo solo viola sia il diritto internazionale del mare – la Convenzione di Montego Bay che disciplina dettagliatamente i casi in cui uno Stato possa interdire l’ingresso di una nave nelle sue acque territoriali, senza lasciare spazio a fantasiose aggiunte ex post – sia lo stesso Patto UE sull’immigrazione e l’asilo – che, nel caso di situazioni eccezionali di arrivi in massa, istituisce piuttosto un meccanismo di solidarietà con possibile ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri.

 

Concentriamoci piuttosto sul fatto che, prendendo le mosse dalle già nefaste disposizioni recentemente approvate dal Parlamento europeo – nello specifico quelle legate al concetto di “Paese terzo sicuro”, verso il quale è possibile trasferire un migrante anche in assenza di qualsiasi legame reale con il richiedente, o per il fatto che vi è meramente transitato, o in presenza di accordi bilaterali – il Governo vada ben oltre tali disposizioni.

Per quanto, infatti, il Patto segni una ulteriore, preoccupante contrazione del diritto di asilo nella UE, si muove comunque all’interno di una parvenza di stato di diritto, prevedendo garanzie quali l’esame – per quanto in via accelerata – della posizione individuale del richiedente e l’emissione di un provvedimento motivato e ricorribile in giudizio per accertarne la legittimità. Il disegno di legge va invece oltre, ipotizzando che sia possibile operare delle deportazioni collettive, senza alcuna valutazione caso per caso, senza alcun diritto al ricorso, semplicemente scaricando la responsabilità giuridica delle persone su un Paese terzo con il quale si è sottoscritta una intesa. Una pura trovata propagandistica il cui prezzo verrà pagato sulla pelle delle persone e avrà come solo risultato un aumento del contenzioso.

 

Il Ddl interviene poi su un altro tema funzionale alla narrativa: le espulsioni e i rimpatri. Si ampliano i casi in cui uno straniero può essere allontanato dal territorio nazionale, inclusa una condanna per partecipazione a una rivolta, con atti di violenza, minaccia o resistenza, durante il trattenimento all’interno dei famigerati Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), centri per i quali lo stesso Garante dei Detenuti ha più volte denunciato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui carenze igieniche, abuso di psicofarmaci, diritto alla difesa limitato e trattenimenti illegittimi. Coincidenza interessante, per altro, che il Ddl disponga anche una limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari all’interno degli stessi Cpr.

Gli stranieri sono nemici da osteggiare anche quando sono minori non accompagnati. Viene, infatti, abrogato il cosiddetto “prosieguo amministrativo”, ovvero la possibilità per un minore solo di non essere messo all’interno di un centro per adulti allo scoccare dei 18 anni ma di proseguire il percorso di accoglienza fino ai 21 anni. Tale disposizione era stata introdotta dalla cosiddetta legge “Zampa”, una legislazione riconosciuta in tutta Europa come modello di riferimento e buona prassi.

Ma si sa, tutto è sacrificabile sull’altare della propaganda, anche le buone pratiche, i nostri valori e la nostra identità di europei.

 

 

Giulia Gori è responsabile del programma “Vie complementari” di Mediterranean Hope/Federazione delle chiese evangeliche in Italia