Shatila, dove la speranza passa anche da uno spazzolino
Il lavoro di Medical Hope tra i bambini della scuola “Ramallah”
Roula ci accoglie sul portone d’ingresso col consueto sorriso aperto e contagioso. È l’assistente socio-sanitaria che organizza le attività dei bambini presso il complesso scolastico “Ramallah” nel quartiere palestinese di Shatila a Beirut (Libano).
Shatila: un campo che dura da generazioni
Lo chiamiamo “quartiere” ma in realtà è un campo profughi creato nel lontano 1948 per accogliere i Palestinesi in fuga dalla loro terra, costretti ad abbandonare le loro case ed i loro averi dalle truppe israeliane durante la prima guerra arabo-israeliana, eventi conosciuti nel mondo arabo col nome di Nakba (cioè catastrofe). Furono circa settecentomila i palestinesi rifugiati nei Paesi vicini (il Libano fu uno di questi) a cui fu poi impedito di far ritorno alla loro terra, pur in presenza di una risoluzione dell’ONU che lo prevedeva. Adesso, a distanza di quasi ottanta anni da quegli eventi, nulla è cambiato per i palestinesi in Libano. Qui a Shatila incontriamo infatti la terza generazione di profughi, mentre la quarta è rappresentata dai bambini che andremo adesso a conoscere insieme ai loro insegnanti.
La scuola “Ramallah”
“Ramallah” (dal nome della cittadina palestinese che si trova nella Cisgiordania occupata), è una scuola UNRWA, cioè nata sotto gli auspici dell’Agenzia dell’ONU che dal 1948 sostiene i rifugiati palestinesi. È costituita da un ampio complesso con aule, refettorio ed un campo in erba sintetica: non esiste infatti erba né vegetazione nel campo di Shatila dove vivono, in uno squallore indicibile, circa 20mila abitanti in poco più di 1 kmq (la più alta densità abitativa al mondo). Essi non dispongono di alcun servizio (fogne comprese) e per bambini ed adolescenti non esiste alcuno spazio dove poter passare il tempo libero e giocare in sicurezza.
Medical Hope a Shatila
Medical Hope – progetto sanitario della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), sostenuto in gran parte dai fondi Otto per mille dell’Ucebi – lavora da anni a Shatila (luogo, come i più anziani dei lettori ricorderanno, di una efferata strage avvenuta nel 1982, quando durante una delle tante invasioni del Libano da parte di Israele, le milizie cristiane libanesi massacrarono impunemente un numero imprecisato – fra 2 e 3 mila – di palestinesi, anziani, donne, bambini sotto gli occhi dell’esercito israeliano che allora occupava Beirut) e durante ogni missione medica è impegnata a portare avanti un ambulatorio mensile in cui cerca di tamponare le ‘iniquità’ dell’assistenza sanitaria libanese che non prevede alcun sostegno a questa categoria di persone che sono nate e cresciute in Libano ma non hanno, secondo la legge vigente, diritto alla cittadinanza (il Libano infatti non riconosce la propria cittadinanza ai palestinesi residenti). Per anni abbiamo lavorato in questo quartiere con una grande Organizzazione, MSF (Medici senza Frontiere), prendendo in carico principalmente pazienti anziani, affetti da malattie croniche –cardiopatie, vasculopatie cerebrali, diabete. Quando l’anno scorso, per motivi di bilancio, MSF ha lasciato il quartiere (gli interventi sanitari hanno un costo alto e non prevedono ritorni economici, da qui la crisi di molte Associazioni quando viene a mancare il sostegno dei donatori) noi abbiamo deciso di restare, scegliendo di continuare ad essere presenti in un luogo abbandonato da tutti, anche se la nostra presenza vale poco più di una testimonianza. Ma noi conosciamo il giusto valore di questo termine.

Una nuova sfida: la prevenzione nei bambini e bambine
Così, ritornando allo smagliante sorriso di Roula, abbiamo pensato, spes contra spem, di alzare la posta e di individuare un modo, a basso costo, ma utile a sostegno della parte più fragile, insieme alle donne, della comunità palestinese, cioè i bambini. Quindi una modalità utile, non dispendiosa, alla portata del nostro budget… ma quale? A questo punto l’esperienza maturata in anni di lavoro ci è venuta in soccorso. Una delle problematiche mediche, concomitante con altre patologie, di più frequente riscontro fra i nostri pazienti, è rappresentata dalle patologie dentarie. Queste sono diffusissime, aggravate dalla mancanza di cure, impossibili dato l’alto costo per persone che vivono nella quasi totalità sotto il livello di povertà.
Le cause di tale diffusione? L’assenza totale di educazione sanitaria, la sottovalutazione dell’igiene dentale, la mancata comprensione del ruolo della alimentazione nell’indurre la carie (uso in gran quantità di bevande iperzuccherate come la Pepsi, dolci ipercalorici, zucchero, che in Libano si consuma a volontà nel the e nel caffè…). Da qui la scelta da parte nostra di un intervento che agisse su tali comportamenti già in età infantile, in modo da configurare un vero e proprio intervento preventivo. Presa questa decisione, ecco che il sorriso luminoso di Roula entra di nuovo in gioco.

Il primo incontro con gli scolari
Dopo alcuni incontri fra MH e la direzione della scuola, di cui Roula è coordinatrice per gli interventi sanitari, il gran giorno finalmente arriva, viene fissato il primo appuntamento. Ci sono 40 bambini che ci attendono… con la bocca aperta! Il programma è infatti quello di illustrare agli scolari, con l’ausilio di cartelloni didattici, l’importanza dell’igiene dentaria per la salute di ognuno di noi e quindi la necessità di spazzolarsi i denti dopo ogni pasto principale, insegnando la tecnica con degli esempi pratici. Catturata l’attenzione dei bambini, la lezione va avanti interrotta da verifiche e domande in una atmosfera allegra e rilassata, che diventa però di nuovo seria quando il medico e l’infermiera si muniscono di abbassalingua e specchietto.
Ma è solo un momento, verificata l’assenza di trapani e di altri strumenti “offensivi”, i bambini si sottopongono in tutta serenità alla visita vera e propria durante la quale viene registrata per ognuno/a di loro la situazione attuale, il numero di carie e la gravità delle stesse. Non potendo intervenire sulla cura ci concentreremo sul monitoraggio e sulla prevenzione fissando dei controlli è quello di diminuire l’incidenza delle carie, migliorando allo stesso tempo lo stato di nutrizione generale da ottenere tramite gli opportuni consigli dietetici.
Educazione, limiti e piccoli semi
Non ci aspettiamo certo miracoli, l’alimentazione dipende dalla disponibilità economica delle famiglie, in quelle a basso reddito come accade a Shatila, è il consumo dei carboidrati ed altri zuccheri che assicura il fabbisogno calorico quotidiano. È per questo che l’obesità è così diffusa in questa categoria di persone. Siamo in ogni caso convinti che, se riusciremo a far breccia anche solo in poche famiglie (sono stati effettuati anche incontri di formazione coi genitori e gli insegnanti, senza il cui supporto questa iniziativa non avrebbe potuto veder la luce), potremo considerare ciò come un successo, un seme che è attecchito su un terreno pronto ad accoglierlo e che può moltiplicare i propri effetti. Certo, molte famiglie non hanno la disponibilità economica per l’acquisto di dentifricio e spazzolini: ne siamo convinti, per questo provvederemo noi ad acquistarli grazie ad uno stanziamento dedicato messo a disposizione dal 5 per mille dell’Ucebi.

Il ruolo decisivo di Roula
Ma, ancora, come essere sicuri che i bambini seguano le nostre indicazioni e si lavino i denti almeno due volte al giorno? Ecco di nuovo che entra in gioco Roula che farà la guardia alla fontana presente nell’atrio della scuola e controllerà che tutti seguano le indicazioni date!
Una piccola luce nel buio
Concludendo, niente è facile a Shatila, come nel resto del mondo.
Però già lo stare insieme, discutere, approfondire, chiarire perplessità, contribuisce a creare un’atmosfera di cooperazione e rispetto fra persone provenienti da società diverse, credi religiosi talora contrapposti, posizioni politiche differenziate.
Ci si incontra e si collabora, ciò che Medical Hope nel suo lavoro ormai quasi decennale in Libano, ha sempre privilegiato e perseguito.
Una piccola luce nel buio… una piccola lampada sotto il moggio, insomma ciò che viene sostanzialmente richiesto ad un progetto che ha l’ardire di proclamarsi evangelico.
Il dott. Luciano Griso è referente di Medical Hope, progetto sanitario della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), sostenuto in gran parte dai fondi Otto per mille dell’Ucebi