Scoprire territori e persone

Seconda tappa della Carovana per l’ecosostenibilità ambientale, promossa dalla Commissione Globalizzazione Ambiente della Fcei: ne abbiamo parlato con Maria Elena Lacquaniti

Nello scorso fine settimana, il 7-8 febbraio, si è svolta la seconda tappa della carovana per l’ecosostenibilità ambientale, promossa dalla Commissione Globalizzazione Ambiente della Fcei. Abbiamo chiesto alla coordinatrice Maria Elena Lacquaniti un racconto di queste due giornate, ma innanzitutto: da dove nasce? «La proposta è nata durante i lavori di gruppo dell’ultima Assise Fcei (ottobre 2024, nda), in cui è stata evidenziata la necessità di un ritorno della Glam sui territori. Già nel 2015 avevamo avuto una carovana, in cui si era parlato di lavoro. Partendo da quella esperienza, abbiamo voluto fare qualcosa di diverso: delle giornate di studio, o dedicate alla spiritualità, ma anche delle giornate in cui i territori vengono attraversati fisicamente».

La prima tappa della carovana, in ottobre, ha visto un’escursione dal lago Albano al lago di Nemi, accompagnati dalla guida ecologica Roberto Sallusti: «Ci ha raccontato perché in un arco di tempo abbastanza breve, 40 anni, il lago Albano si sia abbassato di 6 metri, portando una variazione non indifferente al territorio, prima paludoso, adesso con un forte bisogno d’acqua; l’indotto lavorativo intorno al lago è “compromesso”, anche se è lo stesso indotto lavorativo, non regolamentato, che ha sottratto l’acqua, per esempio attraverso i tanti pozzi abusivi destinati all’agricoltura. Abbiamo visto il pesante impatto dell’uomo sul territorio: per esempio la palude garantiva la riproduzione delle rane, adesso c’è solo un piccolo spazio che viene attentamente monitorato».

L’esperienza molto bella della prima tappa ha coinvolto 120 persone e si è conclusa con una liturgia e con un culto nella chiesa battista di Ariccia; la seconda è stata completamente differente, spiega Maria Elena: «Eravamo in pochi, ma questo è stato fondamentale perché i luoghi che abbiamo visitato sono difficili da raggiungere a piedi, le strade sono molto trafficate e molto strette».

 

Questa seconda tappa, sempre organizzata insieme alle chiese (in questo caso il Consiglio delle Chiese cristiane della Campania e la Rete per l’ambiente della Celi), si è svolta (recitava la locandina) “tra cielo e mare”, da Torre Annunziata a Sorrento: se il primo tema erano le acque, in questo caso il focus era l’overtourism: vuoi spiegarci meglio?

«Abbiamo percorso una parte del Cammino degli Dei, che inizia in alto per andare a finire praticamente sul mare. Si tratta prevalentemente di una mulattiera, con tratti anche difficili, fra terrazzamenti con limoni, vigneti, alberi da frutto, che hanno permesso di contenere gli effetti idrogeologici che si abbattono sulla montagna e sulla costa. Siamo venuti a conoscenza di una forma di turismo molto interessante che si sta perdendo. Questa mirabile opera contadina, nata dalla capacità di recuperare millimetrici spazi di terreno e dare tanta produzione, ha dato origine a un forte interesse turistico per tutta la penisola sorrentina, ma i terrazzamenti sono stati man mano abbandonati, i muretti a secco hanno cominciato a cedere e la montagna a franare, portando via tutto quello che di bello questo connubio fra natura e intervento umano ha prodotto nel tempo. Ora l’overtourism è diventato un problema gravissimo: non c’è più un turismo culturale che andava a guardare questa peculiarità, ma autobus carichi di turisti che arrivano, affollano le piazze e quei fazzoletti di spiaggia che si aprono fra le gole di queste montagne, fanno due foto e vanno via. Un danno molto elevato anche perché non permette più agli abitanti di muoversi liberamente, di abitare quei territori dove i costi sono diventati elevatissimi. A ciò aggiungiamo l’aumento dell’inquinamento, rifiuti e scarichi fognari che finiscono direttamente in mare».

 

In queste due tappe avete posto l’attenzione su un approccio più lento, che permette di conoscere meglio i territori che attraversate. Quali saranno le prossime?

«Il nostro cammino proseguirà in Emilia-Romagna, dove utilizzeremo il cammino della Via Francigena per ispezionare zone in cui gravano gli allevamenti, l’agricoltura intensiva e una cementificazione fortissima dovuta all’industria agroalimentare. Poi avremo una tappa estiva in Piemonte, a Saluzzo, e una in autunno in Sicilia. In queste ultime due apriremo un focus su ambiente e lavoro agricolo, in particolare sulle condizioni che portano a un rischio di sfruttamento. Andremo a visitare campi dove lavorano donne, da cui ci sono arrivate segnalazioni di violenze subite».

Uno degli aspetti più positivi della carovana, che cerca di utilizzare il più possibile mezzi di trasporto a basso impatto, conclude Maria Elena, è l’incontro con le persone che abitano e lavorano nei territori: «È molto bello l’entusiasmo con cui ci hanno accorto le persone nella tappa campana: si viene a creare proprio un altro tipo di rapporto».

Per rimanere aggiornati o avere informazioni sulle tappe (oltre agli aggiornamenti su Riforma, agenzia stampa Nev, Radio Beckwith evangelica, l’avventista Radio Voce della Speranza), scrivete a [email protected] o consultate la pagina Facebook della Glam.

Ascolta l’intervista: