Le brecce di libertà sempre nuove che il mondo di oggi ci chiede di aprire

Una riflessione nella settimana in cui si ricorda la concessione dei diritti civili ai valdesi nel 1848

«La Libertà non è star sopra un albero; non è neanche il volo di un moscone; la Libertà non è uno spazio libero; Libertà è partecipazione». Quando nel 1972 un noto cantautore italiano cantava queste strofe, figlie degli anni delle grandi manifestazioni per la pace, per i diritti civili e per l’emancipazione delle donne, erano già passati circa dieci anni dalla storica manifestazione nonviolenta, per il lavoro e la libertà, guidata da Martin Luther King Jr. Davanti a più di 250.000 persone, bianchi e neri, cittadini americani e non, oggi diremmo migranti con il permesso di soggiorno o ancora “irregolari”, risuonò potente il celebre discorso «I Have a Dream».
Chissà quante manifestazioni per la libertà da allora si sono svolte nelle diverse parti del mondo, eppu-re, in un crescendo sempre più preoccupante, oggi, è proprio la libertà a essere violata, sacrificata, li-mitata, mistificata. In un tempo in cui tutto è rappresentazione, rivendicare la verità e rivendicare la li-bertà sono considerati atti sovversivi, anche se non può esserci pace senza giustizia e la libertà non può fare a meno della verità.
«Donna, Vita, Libertà» è lo slogan diventato simbolo delle proteste in Iran scoppiate nel 2022, dopo la morte di Masha Amini, giovane donna iraniana, picchiata dalla polizia morale per avere mal indossato il velo (l’hijab). Le proteste da allora non si sono più fermate e migliaia, secondo fonti indipendenti come Amnesty International, sono gli iraniani massacrati nelle ultime settimane, un numero spavento-so di morti, compresi bambini, accusati dal regime degli ayatollah di essere “rivoltosi e terroristi”. Narges Mohammadi, attivista iraniana, nel 2023 mentre era in carcere, è stata insignita del Premio No-bel per la Pace «per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti».
Nella capitale del Minnesota, migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro gli agenti ICE (Immigration and Customs Enforcement), responsabili dei recenti omicidi di due cittadini americani e dei terribili episodi di repressione, con arresti e deportazioni di immigrati, anche soltanto sospettati di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti. Una escalation di abusi perpetrati dagli agenti che agiscono fermando persone poi risultate estranee a qualsiasi reato o che entrano nelle abitazioni private senza alcun mandato valido, azioni condotte con un livello di autonomia e opacità incompatibili con uno stato democratico.
Abbiamo ancora negli occhi le proteste silenziose contro l’ICE di alcuni atleti degli Stati Uniti che par-tecipano alle Olimpiadi di Milano Cortina, così come rischiarano in questi periodi di guerre, di viola-zioni dei diritti umani, dei femminicidi, della legge del più forte contro i più fragili o del radicalismo religioso, il video che mostra il volto umano del nostro presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, nell’era della disumanizzazione. Con la stessa sensazione di gratitudine, vorrei ricordare l’occasione della visita del Presidente per la celebrazione dei 130 anni della Chiesa metodista di via XX Settembre a Roma. In quella occasione i rappresentati delle nostre Chiese di fronte al Capo dello Stato hanno sottolineato che il 20 settembre del 1870, attraverso la Breccia di Porta Pia, in quel carret-to ripieno di bibbie, condotto da un colportore evangelico, cominciarono a diffondersi le sacre scrittu-re, fino ad allora ritenute pericolose nelle mani delle persone comuni, senza mediazioni sacerdotali.
Una “breccia di libertà”, che ha consentito al nostro Paese di progredire nella costruzione della sua unità, non sul fondamento di chiusure nazionalistiche cementate da uniformità religiose culturali, ma su ideali universalistici di uguaglianza, pluralismo e diritti umani, posti alla base di un patriottismo in cui oggi possiamo tutti riconoscerci, quello costituzionale. Tutto ciò senza arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensione degli elettori e a quella, che proprio il Presidente, teme che possa trasformarsi in “una democrazia a bassa intensità”. Ritorna alla mente il ritornello: «la Li-bertà non è uno spazio libero; Libertà è partecipazione».

©Foto di Martina Caroli