«Guardare alla qualità»
Eurodiaconia chiede criteri sociali più rigorosi nella revisione delle norme UE sugli appalti pubblici
Eurodiaconia accoglie con favore l’opportunità di contribuire alla revisione della direttiva UE sugli appalti pubblici, ma ne mette in dubbio l’efficacia nel promuovere gli obiettivi sociali, ambientali e di sostenibilità dell’UE.
Eurodiaconia, organizzazione che raggruppa oltre 35 organizzazioni diaconali europee, e fra queste la Diaconia valdese, ha recentemente presentato il suo contributo al bando della Commissione Europea (CE) per la raccolta di dati utili alla revisione della Direttiva sugli appalti pubblici. Nel complesso, la Direttiva fornisce un valido quadro giuridico di base per il raggiungimento degli obiettivi sociali, ambientali, sostenibili ed economici dell’UE. Tuttavia, l’attuazione rimane problematica negli Stati membri. Basandosi sull’esperienza dei suoi membri, Eurodiaconia ha evidenziato significative carenze nelle attuali pratiche di appalto.
Le principali preoccupazioni includono: contratti eccessivamente rigidi e non flessibili, meccanismi di compensazione ritardata, e il trasferimento ingiusto del rischio economico ai fornitori di servizi.
Ciò porta spesso le organizzazioni non profit a operare in deficit. Nonostante gli impegni politici della Commissione Europea in materia di valore sociale, continuano spesso ad aggiudicare appalti per servizi sociali e sanitari in base al prezzo più basso anziché guardare alla qualità, compromettendo la qualità del servizio, le condizioni del personale e l’innovazione.
COSA SONO GLI APPALTI PUBBLICI?
Gli appalti pubblici sono il processo mediante il quale le autorità pubbliche acquistano beni e servizi dal mercato utilizzando fondi pubblici. Questo processo è regolato da norme dell’UE volte a garantire trasparenza, concorrenza leale, un buon rapporto qualità-prezzo e parità di accesso agli appalti nel mercato unico.
Gli appalti pubblici sono economicamente significativi. Le autorità pubbliche di tutta l’UE spendono oltre 2,6 trilioni di euro all’anno, pari a circa il 15% del PIL dell’UE. Circa un quarto di questa spesa è soggetto alle norme UE in materia di appalti, per un importo di circa 600 miliardi di euro. Si tratta di una cifra pari a circa tre volte l’importo del bilancio dell’UE.
Nonostante la loro portata, una valutazione ha concluso che le direttive sugli appalti del 2014 hanno raggiunto solo parzialmente obiettivi quali:
- semplificazione,
- chiarezza giuridica,
- concorrenza, e
- partecipazione transfrontaliera efficace.
COSA VUOLE L’UE PER GLI APPALTI PUBBLICI?
La Commissione europea ha annunciato una revisione legislativa del quadro normativo dell’UE in materia di appalti pubblici, che sarà presentata nel 2026. Questa riforma è strettamente legata alle più ampie priorità strategiche dell’UE.
La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato, nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2025, l’ambizione di introdurre i criteri “Made in Europe” negli appalti pubblici, in particolare per i settori strategici. La Vicepresidente esecutiva Séjourné ha sottolineato la necessità di semplificare e modernizzare le norme e di utilizzare meglio gli appalti nell’ambito della strategia di investimento dell’UE per rafforzare la competitività, la resilienza e la sicurezza economica.
Le relazioni di Enrico Letta e Mario Draghi riecheggiano queste priorità. Entrambe le relazioni evidenziano il ruolo degli appalti pubblici nel sostenere il mercato unic , l’autonomia strategica e la sostenibilità.