Scherzi della memoria. La Bibbia dei valdesi

La rubrica di Riforma. Storia e fede in un appuntamento mensile

 

Il 12 febbraio 1535 l’umanista francese Pierre Robert Olivétan termina la traduzione in francese della Bibbia. Olivetano (all’italiana) era nato a Noyon nel 1506. Pare che sia stato lui stesso a esortare suo cugino Giovanni Calvino a intraprendere lo studio della Bibbia. Studiò a Orléans, dove conobbe lo svizzero Guillaume Farel, poi dovette rifugiarsi a Strasburgo.

 

Olivetano era schivo e riservato: alla predicazione pubblica preferì la professione di maestro di scuola, prima a Losanna e poi a Neuchâtel. Qui cominciò, per edificazione personale, a tradurre la Bibbia. Nel frattempo, alla storica assemblea di Chanforan (settembre 1532) i valdesi avevano deciso di aderire alla Riforma e di adottare una versione della Bibbia in francese, stanziando a tale scopo ottocento scudi d’oro. Olivetano fu quindi contattato da Farel. Dapprima rifiutò, non ritenendosi all’altezza, ma accettò di recarsi nelle Valli a incontrare i valdesi. Rimase profondamente impressionato dalla fede e dalla generosità di questi montanari e completò il lavoro sul posto (infatti la prefazione è datata «des Alpes»).

 

La Bibbia di Olivetano è la prima traduzione in francese dagli originali ebraico e greco (e non dalla Vulgata). Fu pubblicata, con prefazione di Calvino, nel giugno 1535 a Neuchâtel da Pierre de Vingle. La tiratura era di novecento esemplari. Purtroppo era stampata in caratteri “gotico- bastardi” (senza accenti, virgole né trattini) e su presse obsolete, e risultò poco leggibile. Farel dovette commissionare una seconda edizione, che prese il nome di Bibbia della spada (il marchio dello stampatore Jean Girard, originario di Susa). Olivetano utilizzò numerosi pseudonimi (tra cui Kepha e Belisem de Belimakom) nei suoi scritti e nelle sue lettere. Nel 1538 si recò in Italia e ivi morì (a Roma?), a soli trentadue anni, probabilmente avvelenato. Misteri del Rinascimento!