«Ogni femminicidio è una ferita aperta nel corpo di Cristo»
Le chiese brasiliane si fanno sentire mentre il Paese raggiunge un nuovo record di femminicidi: quattro donne assassinate ogni giorno
Il numero di femminicidi ha raggiunto un livello record in Brasile nel 2025: 1.470 casi sono stati registrati da gennaio a dicembre, secondo i dati del Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica. Questo totale supera i 1.464 casi registrati nel 2024, il numero più alto fino ad allora. I registri ufficiali dei femminicidi indicano che, in media, lo scorso anno sono state uccise quattro donne al giorno.
Parlando a nome della Chiesa evangelica di Confessione luterana in Brasile, il pastore Mauro de Souza ha espresso profonda preoccupazione e indignazione per l’aumento dei tassi di femminicidio nel Paese. «Ogni donna assassinata rappresenta una vita brutalmente stroncata, una grave violazione della dignità umana e un attacco al dono della vita concesso da Dio», ha affermato. «Il femminicidio è l’espressione più estrema di una cultura di disuguaglianza, dominio e machismo che contraddice direttamente il Vangelo di Gesù Cristo» ha aggiunto.
La Chiesa ha rilasciato una dichiarazione ufficiale:
«Gesù Cristo, nella sua vita e nel suo ministero, ha infranto strutture oppressive, accolto le donne, ripristinato la dignità ferita e proclamato il Regno di Dio come spazio di giustizia, cura e pienezza di vita. Seguire Cristo significa prendere una posizione chiara contro ogni forma di violenza, soprattutto quando colpisce donne e ragazze in modo sistematico e strutturale» si legge nella dichiarazione.
«Come Chiesa, riaffermiamo il nostro impegno a denunciare ogni forma di violenza contro le donne; ad accogliere e accompagnare vittime e sopravvissute; a promuovere, all’interno delle nostre comunità, l’educazione a relazioni basate sul rispetto, l’uguaglianza e la cura reciproca; e a invitare le autorità pubbliche a rafforzare le politiche di prevenzione, protezione e responsabilità, riconoscendo che lo Stato è chiamato a servire la giustizia e preservare la vita».
La qualificazione giuridica del femminicidio in Brasile è stata creata nel 2015, quando erano stati registrati 535 decessi.
Anche la Chiesa Episcopale Anglicana del Brasile ha espresso profonda preoccupazione e indignazione in risposta ai dati recentemente pubblicati sull’aumento dei femminicidi nel Paese.
La pastora Elineide Oliveira, membro della Commissione Nazionale della Diaconia della Chiesa, ha affermato che questo scenario rivela non solo la tragedia delle vite spezzate, ma anche la persistenza di un peccato strutturale espresso nella cultura patriarcale, nella disuguaglianza di genere e nella normalizzazione della violenza contro le donne.
«Ogni femminicidio è un affronto alla sacralità della vita e una ferita aperta nel corpo di Cristo. Come Chiesa impegnata per la giustizia, affermiamo: la vita delle donne è sacra e non negoziabile. La Diaconia richiede azioni concrete. Invitiamo le nostre comunità a rafforzare le reti di accoglienza, protezione e sostegno per le donne che subiscono violenza. Le chiese devono essere spazi sicuri di ascolto e cura pastorale. L’educazione alla pace è un percorso di trasformazione. Riaffermiamo il nostro impegno per pratiche educative che promuovano relazioni egualitarie, smantellino le mascolinità violente e sfidino le interpretazioni religiose che legittimano la sottomissione o il silenzio».
L’allarmante scenario brasiliano è collegato ai casi che continuano a emergere nel 2026, che riguardano l’omicidio di donne inizialmente classificate in altre categorie criminali, i tentativi di cancellare la motivazione di genere dei crimini e i casi che arrivano a processi con giuria che coinvolgono ex partner, comprese situazioni in cui le vittime erano incinte.