«Dio vede anche nel buio»
Si è svolto domenica l’incontro di preghiera, organizzato dagli Ambasciatori e Ambasciatrici di pace dell’Unione cristiana evangelica battista
Domenica sera, sulla piattaforma Zoom, si è tenuto l’incontro di preghiera per la pace promosso dal gruppo di servizio Ucebi Gli Ambasciatori e Ambasciatrici di pace, dal titolo “Guardare il mondo, pregare per il mondo”. Un appuntamento particolarmente sentito, che ha rappresentato il “secondo tentativo” dopo l’interruzione forzata del precedente incontro del 2 gennaio, bloccato da una grave intrusione con contenuti osceni.
Nel messaggio di rilancio, il gruppo aveva spiegato il senso di questo nuovo appuntamento: riprendere e portare a compimento “la preghiera, la meditazione, il rinnovo del nostro impegno a spenderci per una giusta pace avendo il mondo come orizzonte”.
L’incontro – introdotto dalla pastora Anna Maffei e curato per la regia tecnica da Pietro Romeo – si è così svolto in un clima raccolto e partecipe, nonostante le ferite ancora aperte lasciate dall’episodio precedente.
Eric Luzzetti, portavoce del gruppo di servizio, e l’evangelista Ivano De Gasperis hanno ripreso il filo della riflessione condivisa nell’incontro precedente, a partire dall’analisi di alcune infografiche (La carta di Peters; i conflitti in corso; la libertà di informazione nel mondo).
È seguita la testimonianza di Hoda, giovane donna iraniana che ora vive in Germania, su quanto sta accadendo in Iran, dove risiede ancora parte della sua famiglia. Il numero di persone uccise dall’inizio delle proteste contro il regime, è spaventoso: si parla di oltre 30 mila persone. Da tre settimane sono interrotte le comunicazioni con l’Iran: «Quando cala il silenzio – ha detto Hoda – dobbiamo temere. In assenza di giornalisti, sono le persone comuni che, muniti di telefonini, cercano di dar conto su quanto sta accadendo in quel paese, mettendo a rischio la propria vita».
In risposta alle toccanti parole di Hoda, il pastore Massimo Aprile ha elevato una preghiera che ha intrecciato luoghi e situazioni diversi (Kiev, Teheran, Gaza City, Minneapolis) sotto un’unica immagine: il buio che scende quando la verità viene messa a tacere. «Quando i giornalisti nel mondo sono impediti nella loro funzione, scende il buio, e nel buio si commettono crimini efferati di cui non abbiamo notizia». Ma al centro della preghiera è risuonata una confessione di fede che apre alla speranza: «Scende il buio. Ma Dio vede anche nel buio. Dio riconosce i volti, meglio delle telecamere a riconoscimento facciale. (…) Dio è la fonte della nostra luce. Luce della coscienza. Dio in Cristo ha acceso una luce nelle tenebre».
Poi il presidente dell’Ucebi, pastore Alessandro Spanu, ha preso la parola mettendo subito in discussione una retorica molto diffusa nel dibattito pubblico: «La vera pace non è imposta con la forza. Non è vero che ‘se voglio la pace, mi preparo a fare la guerra’. La vera pace non è creata con la violenza, né affermata con accordi ingiusti».
Spanu ha collocato l’impegno per la pace dentro un quadro globale segnato da conflitti, instabilità e derive autoritarie, ricordando come «un mondo in cui la guerra è tornata di moda, dove il forte fa quello che vuole e il debole subisce quello che deve», venga talvolta persino presentato come conforme alla volontà di Dio. Di fronte a questo scenario, la comunità cristiana è chiamata a trovare la propria motivazione in Cristo: colui che «entra nelle nostre tenebre come la luce», che «si accosta a noi nella disperazione come una speranza viva» e che, risorto, saluta i suoi con la pace.
Dopo un breve spazio dedicato a preghiere spontanee, l’incontro si è concluso con la lettura del documento prodotto nel 2023 Un’Alleanza di pace per il 2024 , guidata dal pastore Luca Maria Negro e da Donatina Cipriani. Nel ripetere la frase “Sì, ci impegniamo”, i presenti hanno rinnovato la loro volontà ad essere operatori e operatrici di pace nella vita quotidiana, attraverso scelte etiche e responsabili e parole di riconciliazione.
Un incontro semplice ma carico di significato: una risposta collettiva che, proprio dopo un’esperienza di violenza digitale, sceglie di porre al centro la preghiera come risorsa spirituale per proseguire il cammino di discepolato e l’impegno per la pace.