Come un’onda

«Come un’onda, contro la violenza sulle donne» è il titolo della Campagna di sensibilizzazione promossa da Radio1-Giornale Radio Rai e Gr Parlamento e partita ieri da Torino

 

«Come un’onda, contro la violenza sulle donne» è il titolo della Campagna di sensibilizzazione promossa da Radio1-Giornale Radio Rai e Gr Parlamento partita ieri da Torino con una nuova edizione. Collegamenti in diretta dalla Cavallerizza – Aula Magna dell’Università dalla Birmania e dall’Iran avevano l’obiettivo di allargare il dibattito sul tema della violenza sulle donne per far sì che tutti i giorni dell’anno posano diventare un giorno nuovo di riflessione.

 

Una missione che Giulia Scalone porta avanti senza sosta, come ha fatto ieri, trovando la forza di raccontare la storia della sorella Loredana, uccisa a coltellate dall’ex nel 2020.

 

Ieri erano quattrocento gli studenti presenti. Ed erano collegate online una decina di scuole da tutta Italia.

 

Le giovani ragazze e i giovani ragazzi hanno interagito durante l’incontro, anche grazie alle molteplici sollecitazioni e alla sapiente conduzione della giornalista Rai Elena Paba, ideatrice e coordinatrice della Campagna.

 

Ad aprire i lavori Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino – prima donna a ricoprire questo incarico nella storia dell’Ateneo – e Stefano Mensurati, condirettore di Rai Radio1 e Gr Parlamento.

 

Collegamenti con diverse parti del mondo hanno mostrato quanto la violenza contro le donne attraversi paesi e continenti.

 

Si è parlato dell’Iran e poi della Birmania con Cecilia Brighi, e di donne e di mafia con don Luigi Ciotti.

 

Poi, spazio a uno spettacolo interattivo e a un monologo coinvolgente – tra gli ospiti anche Laura Formenti, attrice e stand-up comedian.  

 

Riforma – Eco delle valli valdesi ha intervistato Cecilia Brighi, saggista e segretaria generale di Italia-Birmania.

 

Brighi da trent’anni è impegnata nell’attività sindacale internazionale per la quale ha gestito i rapporti con le istituzioni internazionali, in particolar modo con i Paesi asiatici. Tra i suoi libri citiamo appena: Il pavone e il generale. Birmania dalla dittatura alla rinascita;Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania; L’imperatore e l’elettricista: il sogno di Dongfang, Tienanmen e i giorni del coraggio.

 

Cecilia Brighi, un’“Onda” è arrivata a Torino per contrastare la violenza contro le donne raggiungendo le nuove generazioni.

«È importante allargare lo sguardo. È importante che i giovani, i ragazzi, soprattutto le ragazze, capiscano che la violenza sulle donne non è un fenomeno solo italiano. Dal momento che la violenza è uno strumento di potere, di strapotere, questa violenza viene inflitta alle donne da molte dittature presenti nel mondo: come strumento coercitivo, dunque di controllo, ma anche per schiacciare, mortificare e terrorizzare la popolazione femminile. Era dunque importante e necessario creare un fil rouge con le tante lotte per la democrazia, la giustizia, la libertà di genere portate avanti ad esempio in Birmania e in Iran, dove le donne sono sempre in prima fila. Dove molte giovani ragazze si sono organizzate e combattono – in modo non violento – per portare avanti con resilienza una resistenza democratica contro le dittature e contro ogni logica patriarcale.

Cina, Russia, Bielorussia, Iran, Corea del Nord, per citare alcuni esempi, hanno creato un’alleanza malefica contro la democrazia, attuando molte restrizioni agli spazi democratici. I conflitti e le prevaricazioni – abbiamo ascoltato nell’intervento di Ciotti come opera la mafia in Italia contro le donne – amplificano queste violenze».

 

Non era scontata la partecipazione dei giovani, che hanno interagito con domande, mettendoci il corpo, e dialogato su temi difficili: il bullismo, le violenze domestiche, i dissidi tra amici e compagni…

«Una partecipazione così viva e dinamica non me la sarei aspettata. Anche i più piccoli di dieci anni hanno alzato la mano, chiesto la parola, espresso le loro opinioni sulla violenza contro le donne, Fatto domande sulle discriminazioni raccontando come loro stessi si pongono oggi nei confronti delle coetanee. È stato un esercizio importantissimo di riflessione e di partecipazione».

 

La Rai ha promosso l’iniziativa…

«La Rai in quanto servizio pubblico deve promuovere il cambiamento culturale e non cristallizzarsi in modelli culturali vecchi, fossilizzarsi su stereotipi passati. Bene, dunque, che vi siano iniziative di questo tipo. Promosse dalla radio e dalla televisione. Quest’operazione, che dura da due anni, è un esempio di servizio pubblico e dev’essere diffusa e promossa».

 

In passato sempre la Rai – con Simona Sala – aveva   lanciato «No women no panel», per porre l’attenzione sui convegni di soli uomini. Una costante in Italia.

«Mi viene da sorridere, perché malgrado tutti gli sforzi fatti, poco è cambiato. Questa preponderanza maschile continua a ossessionarmi. La definisco inquinamento visivo. Quando vedo queste conferenze stampa o convegni, talk show in cui ci sono solo uomini, professori, politici, una pletora maschile che disquisisce tra loro, capisco che il mondo italiano, non solo, anche quello internazionale, è inquinato. Mi chiedo ogni volta: non esistono esperte di economia, di politica, di scienze?  Il più delle volte sono le amicizie a vincere, amicizie che, tristemente, a mio umile avviso, si autolegittimano».

 

La Campagna era nata in un mondo diverso da quello di oggi, che vive condizioni peggiori e dove purtroppo la prepotenza, l’arroganza, la violenza hanno tolto la scena al buon senso all’educazione, alla cultura, alla democrazia…

La cosiddetta coalizione “like-minded group” – ossia di coloro che la pensano allo stesso modo – nata tra paesi autocratici sta prendendo il controllo delle istituzioni internazionali come il Consiglio di Sicurezza, che oggi non può approvare nessuna mossa seria per il blocco della Cina e della Russia o il Consiglio per i Diritti Umani.

 

Le leadership delle varie istituzioni internazionali sono ormai condizionate dal nuovo ordine mondiale. Cosa significa? Che queste non funzionino più. Dall’arrivo di Trump in poi, ma non solo di Trump, è stato messo in discussione il loro ruolo, la loro stessa esistenza. Basti pensare al tema del lavoro, a tutti i programmi che toccano i diritti e le questioni di genere. Sono stati tagliati i fondi per progetti importanti a tutela delle donne, di empowerment delle donne. Messi all’angolo sono il pluralismo e la democrazia. Altrettanto evidente è il tentativo di promuovere immagini nuove come quella dell’uomo bianco economicamente forte. Viviamo una involuzione globale che deve spingerci a riflettere su come recuperare i sani valori del passato e a ripristinare le regole di equità e giustizia internazionali che hanno traghettato l’Europa e il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. La questione dei diritti umani e delle libertà democratiche dev’essere e rimanere, non “una”, ma “la” questione dirimente per l’Italia e l’Europa».