Tragedia in varie miniere in Congo
Almeno 200 le vittime. Il Consiglio ecumenico delle chiese: «Chiediamo la fine dello sfruttamento dei minatori che lavorano in ambienti insicuri e che sopportano il peso dell’avidità estrattiva»
Una frana causata dalle forti piogge del 28 gennaio ha fatto crollare diverse miniere nel Congo orientale, causando la morte di almeno 200 persone.
Il disastro ha avuto luogo nelle miniere di Rubaya, già crollate in precedenza perché i tunnel sono scavati a mano, mal costruiti e lasciati senza manutenzione.
Rubaya si trova nel cuore del Congo orientale, una regione ricca di minerali della nazione centroafricana che per decenni è stata dilaniata dal conflitto e sta già attraversando una grave crisi umanitaria con oltre 7 milioni di sfollati, di cui oltre 300.000 fuggiti dalle loro case da dicembre.
Il Congo è un importante fornitore di coltan, un minerale metallico nero che contiene il raro tantalio, un componente chiave nella produzione di smartphone, computer e motori aeronautici.
Secondo l’U.S. Geological Survey, nel 2023 il Paese ha prodotto circa il 40% del coltan mondiale.
Il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il pastore Jerry Pillay, ha chiesto preghiere da parte della comunità mondiale e ha espresso le sue condoglianze a coloro che hanno perso i propri cari.
«Siamo vicini a tutti coloro che sono stati colpiti e vi preghiamo per affrontare la perdita. Chiediamo la fine dello sfruttamento dei minatori che lavorano in ambienti insicuri e che sopportano il peso dell’avidità estrattiva».