Il richiamo ad una fede meno fondata sulle parole

Un giorno una parola – commento a Ecclesiaste 5, 7  

 

Infatti, se vi sono vanità nei molti sogni, ve ne sono anche nelle molte parole; perciò temi Dio!

Ecclesiaste 5, 7  

Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà

II Pietro 1, 16

Non so se vi è mai successo di trovarvi in una stanza affollata, magari a margine di qualche riunione, dove tutti parlano contemporaneamente. Spesso è difficile ascoltare quello che l’altra persona dice per il sovrapporsi delle voci, si dicono tante cose ma nessuno ascolta davvero. Alla fine, quando il rumore si placa, resta una strana sensazione di vuoto: tanto parlare, tanta agitazione, eppure resta poco di quello che si è detto.

 

Il Qoèlet ci conduce con lucidità dentro una delle illusioni più comuni dell’essere umano: pensare che moltiplicare parole, progetti e desideri sia sufficiente a dare senso alla vita. In fondo la nostra società non fa altro che spingerci in questa direzione. I “sogni” di cui parla il testo non sono  speranze buone e profonde, ma fantasie inconsistenti, castelli costruiti in aria. Le “molte parole” richiamano discorsi, anche religiosi, o promesse solenni che non nascono da un cuore autentico, ma dal bisogno di apparire e di sembrare “in controllo”. Il risultato di tutto questo, dice il testo, è il vuoto. Non perché sognare o parlare sia sbagliato in sé, ma perché noi spesso agiamo pensando di non avere bisogno di Dio e quando Dio viene messo ai margini, anche ciò che sembra avere valore in realtà è solamente “vanità”.

 

Il Qoèlet non invita al silenzio sterile o alla rinuncia ai desideri, bensì a un cambio di prospettiva: «temi Dio», ci dice. Il timore di Dio non è paura paralizzante, ma riconoscimento che Lui è il Signore ed è un invito a porsi in ascolto con umiltà. Questo versetto ci richiama a una fede meno rumorosa e più profonda, meno fondata sulle parole e più sull’orientamento del cuore. Temere Dio significa lasciare che sia Lui a dare peso e direzione ai nostri sogni, affinché non si dissolvano nel vuoto, ma diventino vita vissuta nella sua presenza. Amen.