L’universalità di Dio

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 12, 13

 

Così parla il Signore degli eserciti: «In quei giorni avverrà che dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni piglieranno un Giudeo per il lembo della veste e diranno “Noi verremo con voi perché abbiamo udito che Dio è con voi”»

Zaccaria 8, 23

 

Noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito

I Corinzi 12, 13

 

Le prime chiese cristiane hanno vissuto una grande sfida dal punto di vista sociale e religioso. In un mondo che si teneva in equilibrio fondandosi sulla separazione tra le persone non solo in ambito economico e politico, ma anche religioso e rituale, la chiesa si presenta come luogo di inclusione delle diversità umane. Un corpo unico e non tanti corpi frammentati sulla base delle divisioni sociali e religiose esistenti.

 

Vanno in questo senso alcuni versetti delle lettere dell’apostolo Paolo. La motivazione di questa sfida non sta però in una concezione sociologica universalistica, ma nella risposta all’universalità di Dio. Paolo considera che Dio manda il suo spirito con i suoi doni su ogni tipo di persona e il riconoscimento di questo dono, la sua accettazione che si manifesta con il battesimo (di adulti consapevoli), mette in luce una comunità variegata, quanto all’origine delle persone, che si trovano unite nella comune confessione di fede.

Nel nostro testo le differenze umane sono di origine religiosa e economica (cristiani provenienti dal paganesimo o dall’ebraismo; schiavi e liberi); in altri testi vi è anche uomini e donne. Questa è quindi la fine di culti separati, di divinità protettrici degli uni ma non degli altri, di tavole separate.

 

Purtroppo, secondo noi, questo universalismo cristiano non ha superato i confini delle chiese e non sempre le chiese hanno corrisposto a questo programma.  Ancora oggi fatichiamo non poco a vivere il corpo unico della chiesa in presenza di diversità sociali legate al genere, all’ origine e all’economia. La controtendenza nasce dalla riscoperta della chiesa come raccolta dei doni dello Spirito santo che ci permette di riconoscerci parte di un unico corpo. Le intenzioni buone al solo livello sociologico in nome della comune umanità o in solidarietà con chi è in svantaggio, non possono creare lo stesso effetto. La differenza sta nel rispetto dell’universalità di Dio. Amen.