Luce da luce, per la luce
La rubrica «Il cammino verso l’unità», andata in onda domenica 11 gennaio
Doppio anniversario, quest’anno, per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra come ogni anno dal 18 al 25 gennaio. Cento anni fa, nel 1926, il movimento ecumenico «Fede e Costituzione», prima ancora della sua costituzione formale (che sarebbe avvenuta con la Conferenza mondiale di Losanna del 1927) iniziava la pubblicazione regolare dei «Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani». Così facendo si recepiva una proposta avanzata nel 1908 dal pastore episcopaliano statunitense (poi diventato cattolico) Paul Wattson: otto giorni di preghiera per l’unità scelti non a caso, ma tra due date simbolo dell’universalità della fede cristiana: il 18 gennaio, commemorazione della confessione di fede di Pietro, apostolo dei credenti di origine ebraica, e il 25 gennaio, festa della conversione di Paolo, apostolo delle nazioni.
Ma quest’anno l’anniversario è doppio, perché mentre nei primi quarant’anni i materiali per la Settimana di preghiera sono stati pubblicati solo da «Fede e Costituzione» (quindi da protestanti e ortodossi), proprio a partire dal 1966 – dunque sessant’anni fa – con l’apertura della Chiesa cattolica all’ecumenismo, operata dal Concilio Vaticano II, si decide di preparare congiuntamente il testo ufficiale della Settimana per l’unità tra «Fede e Costituzione» (che nel frattempo era diventata la Commissione teologica del Consiglio ecumenico delle chiese) e il Segretariato vaticano per la promozione dell’unità dei cristiani (oggi Dicastero per la promozione dell’unità).
Per il 2026, il testo biblico della Settimana è tratto dalla lettera di Paolo agli Efesini: “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza a cui Dio vi ha chiamati” (Ef. 4,4). La liturgia ecumenica è stata preparata in Armenia da un gruppo ecumenico locale, composto da esponenti della confessione di maggioranza del Paese, la Chiesa apostolica armena (che fa parte del gruppo delle cosiddette chiese ortodosse orientali, che si distinguono dalla maggioranza delle altre chiese ortodosse perché fanno riferimento unicamente ai primi tre Concili ecumenici, quelli di Nicea, Costantinopoli ed Efeso), e da rappresentanti delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche.
L’Armenia è la stata la prima nazione del mondo a dichiarare il cristianesimo come sua religione ufficiale, grazie all’impegno del vescovo Gregorio, che convertì il re pagano Tiridate nel 301 dopo Cristo: questo vescovo è noto come «San Gregorio Illuminatore» perché portò la luce di Cristo al popolo armeno. E la liturgia proposta per la preghiera ecumenica è proprio incentrata sul tema della luce: «Luca da Luce per la Luce». Si tratta di un adattamento della «Celebrazione all’alba», una delle ore di preghiera quotidiana composte da un altro grande vescovo armeno vissuto nel XII secolo: san Narsete il Grazioso, che fu non solo il Catholicòs (cioè Patriarca) degli Armeni ma anche un grande poeta e innografo.
Perché tanta insistenza sul tema della luce? Nel materiale della Settimana si afferma che san Narsete ha «composto queste preghiere, che non hanno riscontro in nessun’altra chiesa, con un intento specificamente ecumenico»: quello di condurre a Cristo un gruppo pagano di adoratori del Sole. Per questo san Narsete sottolinea la luce di Cristo, per annunciare il Vangelo «non per mezzo dell’intimidazione, ma offrendo in modo creativo e amorevole il meglio che la testimonianza cristiana aveva da offrire»; un approccio che anche oggi «può fungere da modello per tutti noi, che aspiriamo alla comunione cristiana voluta da Dio».