Serve un’azione globale

L’emergenza siccità nell’Africa orientale e la risposta di chiese e organizzazioni

 

Le piogge sono state insufficienti, e la popolazione (umana e animale) è rimasta senza acqua né cibo: sono urgenti aiuti umanitari nella regione. È l’appello lanciato da Daniel Qampicha Wario, vescovo anglicano della diocesi di Marsabit, nord-est del Kenya (nell’articolo pubblicato qui sul sito del Consiglio ecumenico delle chiese) ricordando che a causa della siccità i raccolti sono seccati e i pozzi non forniscono più acqua.

Dal 2024, le piogge sono mancate per quattro stagioni consecutive: le prossime dovrebbero arrivare in aprile, e questo comporterebbe altri tre mesi di siccità da affrontare: «Potete immaginare che cosa succederà», ha avvertito Wario.

 

A essere più colpite sono le aree delle comunità nomadi di pastori, il cui sostentamento dipende in massima parte dai pascoli: nell’Etiopia meridionale, nel nord del Kenya fino al lago Turkana e le zone orientali del paese, lo scenario è terribile, ha detto il vescovo.

A essere chiamati in causa ancora una volta sono i cambiamenti climatici globali, che intensificano fenomeni come la Niña o il dipolo dell’Oceano indiano (noto anche come Niño indiano) che provocano oscillazioni nelle temperature e nell’alternanza tra pioggia e siccità.

 

Nell’articolo si legge che «l’impatto del cambiamento climatico è così serio che nel 2024 l’intera pioggia stagionale dell’area è caduta in un giorno solo, a novembre, e non c’è stata pioggia né prima né dopo, fino all’aprile successivo».

Anche Act Alliance, l’organizzazione umanitaria che riunisce chiese e enti ecclesiastici di azione sociale in tutto il mondo, riporta il Cec, ha lanciato un appello per la siccità in Kenya e Somalia, puntando a organizzare la risposta rispetto agli aiuti alimentari e i servizi essenziali (come l’accesso all’acqua e la prevenzione di infezioni e malattie). Tra le prime a mobilitarsi, la Chiesa evangelica luterana del Kenya (membro di Act Alliance), che ha cominciato a definire le priorità.

Senza dimenticare le popolazioni fuggite da precedenti inondazioni e accolte nei campi profughi, e le emergenze derivate da queste situazioni, come le violenze e abusi contro donne e bambini.

 

In dicembre, conclude l’articolo, «il governo del Kenya ha emesso un’allerta segnalando che 2,1 milioni di persone, in 32 contee, stanno affrontando una crescente insicurezza alimentare a causa della mancanza di pioggia. E il 20 novembre il governo somalo ha dichiarato la siccità un’emergenza nazionale, esortando a mobilitare risorse per garantire il supporto alla popolazione».

Dal 2021 al 2023 il Corno d’Africa ha vissuto la peggiore siccità degli ultimi 40 anni, e purtroppo il trend sembra peggiorare ancora.