La promessa di Dio può essere revocata

Un giorno una parola – commento a I Samuele 2, 30

 

 

Il Signore dice: “Io onoro quelli che mi onorano, e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati”

I Samuele 2, 30

 

Dice Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui»

Giovanni 14, 23

 

L’ascesa di Samuele e la caduta del sacerdote Eli e della sua casata sono narrate come volute da Dio. Un fatto increscioso considerando che Samuele, fin dall’infanzia, è stato cresciuto nella fede da Eli stesso. Un fatto ancora più increscioso poiché la stabilità del sacerdozio della famiglia di Eli è legata alla promessa di Dio. Ora è Dio stesso a ritirare la sua promessa.

 

La promessa di Dio può dunque essere revocata e non c’è difetto in Dio, ma negli esseri umani. Eli scopre dolorosamente che la promessa è condizionata. Il “per sempre con te e la tua discendenza” da parte di Dio, non rappresenta un salvacondotto eterno per gli esseri umani.

 

La promessa di Dio implica che gli esseri umani si impegnino a stare e permanere in relazione a Dio e alle sue esigenze. Non è possibile mettersi al sicuro dalla promessa e poi nei fatti uscire dalla relazione viva con Dio.

Dio e la sua promessa implicano un compito gravoso ed attento. La promessa resta infatti nelle mani di Dio e della sua volontà e giudizio. La casata di Eli è di fatto uscita dalla promessa con il suo comportamento incurante della sovranità di Dio.

 

Ogni volta che in modo esplicito o tacito pensiamo di sapere che la volontà di Dio è dalla nostra parte, in un mondo di perduti, siamo invece rimandati a noi stessi, alla nostra risposta alla vocazione che ci è stata rivolta, al nostro disprezzo o onore di Dio. Amen.